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		<title>SCUOLA FONTANA</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 10:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pasquale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Racconti di famiglia
 
Classe IV C
Scuola Elementare Statale “Leone Fontana” Torino
Questo è un libro speciale per molti motivi.
Raccoglie storie di famiglie, le nostre. Sono racconti che  parlano d’incontri, d’amore, di lavoro, di paura, di spaesamento, di nostalgia, di viaggi, raccontano di persone coraggiose che emigrano, si scontrano con la realtà, ma hanno fiducia nel futuro. Insomma parlano di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><strong><span style="color: #99cc00;">Racconti di famiglia</span></strong></h1>
<p style="text-align: center;"> </p>
<h2 style="text-align: center;">Classe IV C</h2>
<p style="text-align: center;">Scuola Elementare Statale “Leone Fontana” Torino</p>
<p><em><strong>Questo è un libro speciale per molti motivi.</strong></em></p>
<p><em><strong>Raccoglie storie di famiglie, le nostre. Sono racconti che  parlano d’incontri, d’amore, di lavoro, di paura, di spaesamento, di nostalgia, di viaggi, raccontano di persone coraggiose che emigrano, si scontrano con la realtà, ma hanno fiducia nel futuro. Insomma parlano di noi.</strong></em></p>
<p><em><strong>È un libro scritto in stretta collaborazione tra genitori, nonni, zii e bambini. Leggendolo si sente il piacere di raccontare e quello di ascoltare, la voglia di costruire una cronaca  familiare.</strong></em></p>
<p><em><strong>La sollecitazione per la raccolta di queste storie è nata dalla partecipazione della nostra classe alle iniziative promosse dal Comune di Torino intorno al tema della Lingua Madre ed in particolare al progetto: “Racconti consentiti”.</strong></em></p>
<p><em><strong>I racconti sono stati scritti in italiano, lingua magari un po’ matrigna, ma che ci permette di capirci, di comunicare, di costruire la società del futuro. Alcuni testi sono stati poi tradotti in spagnolo, rumeno e in filippino.</strong></em></p>
<p><em><strong>Grazie a tutti coloro che ci hanno regalato le loro storie.</strong></em></p>
<p><em><strong>Un grazie particolare a Carla Bonino e a Grazia Scala che ci hanno coinvolti nel progetto sulla Lingua Madre.</strong></em></p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<p><em><strong> <span style="font-style: normal; font-weight: normal;"> </span></strong></em></p>
<h2>El viaje de Leo</h2>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Les contare mi historia que pase cuando era ciquito tenia dos años y medio, vivia en Perù, mi mamita tuvo que partir para Italia porque en Perù la situaciòn ecònomica no estaba bien ( no habia trabajo).</p>
<p>Mi padre, mi mama estaban muy tristes  y yo mucho mas que ellos, el dia que mi madre partiò  papà lo acompaño a la agenzia del autobus a mi mamà.</p>
<p>Yo me quede en casa con mi mis abuelos todos estabamos tristes, pasaron los meses periodo de melanconia, pena sufrimiento porque me faltaba mi madre me contentaba con ver sus fotos ora tras ora pasaba mirando la foto de mi madre, me gustaba getar en la recamera de mis padres jugaba solito ahi esperando que regrese del trabajo mi padre…</p>
<p>Mis primos (as) amigos (as) tenian alado a su mamita y yo no… mi madre me hacia tanta falta aveces lloraba, lloraba porque mi mama no estaba con migo.</p>
<p>Bueno, despues de la tristezza viene la alegria cuando me llego una hermoza  notizia que viajaba a Jtalia. Despues de cuatro  años y medio encontraba a mi madrecita, claro que mi habia oluidado su cara, su fisionomia. De ella non me acordaba solo por foto que es difernte. Al fin podia incontrarla, verla, tocarla, abrasarla, besarla. Me sentia feliz no veja las oras de viajar. Los dias pasaban despacio o mejor dicho asi yo lo sentia…</p>
<p>El 7 de junio del 2006 llego el dicaoso dìa del viaje estaba feliz pero mi padre nò! Por que la idea que sentia el era triste por mi. Me acuerdo que el momento que se despidio de mi, mi  padre se puso a llorar, pero yo estaba feliz porque me rencontraba con mi madre, yo viaje con la hostes.</p>
<p>Mi madre me espero al aeroporto de Milano con mi tia Vilma, bueno yo la conocia a mitia porque en el 2004 vino al Perù, se parece tanto a la mia madre. Cuando baje del avion mi madre tenia en mano a un peluche de Stitch, cuando nos encontramos me lo dio. Me abrazo, me beso y se puso allorar, era emocionada anque mi tia, fue un reencuentro inolvidable.</p>
<p>Y en agosto vino mi padre del Perù a Jtalia. Fue bonito porque mi papa lleso un poco gordito, mi madre no lo reconocio, pero cuando se han visto se han besado, abrasado, bueno anque ami no…! Asi la mia famiglia se ha reunido.</p>
<p>El 27 de settembre del 2008 mis padres se casaron religioso, fue  un dia muy hermoso para my, tambien para ellos, fue una fiesta binita. Dieron una reception en el palazio del lavoro e laz 15.00 y acabò a las 6.00 am de la mañana…</p>
<p>Bueno asi acaba mi pequeña historia de mi infanzia que vivi yo…</p>
<p>Leonardo Osores Martinez tengo 10 años, naci: en Perù 23 octubre 1999.</p>
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<h2>Il viaggio di Leo</h2>
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<p>Quando io ero piccolo e avevo due anni, abitavamo in Perù, mia mamma è dovuta venire in Italia perché in Perù non c’era lavoro.</p>
<p>Sono stato molto triste, sono rimasto con mio padre e i miei nonni.</p>
<p>Dopo quattro anni e mezzo, cioè nel 2006 a giugno, sono partito, ero molto contento perché venivo in Italia. Sono venuto con l’aereo. Mio padre era triste perché viaggiavo da solo e lui era preoccupato, mi ha affidato al personale dell’aereo.</p>
<p>Sono arrivato all’aeroporto di Milano. Quando ho visto mia madre non l’ho riconosciuta, aveva i capelli tinti di un altro colore, stringeva un pupazzo di Stich. Per fortuna con lei c’era mia zia che conoscevo e che mi ha detto: “Lei è tua mamma.” Poi mi è piaciuta. Quando ho visto Milano e Torino mi piacevano tantissimo ma mi mancava mio padre. Devo dire che una cosa che mi ha fatto soffrire un po’ è stato il clima di Torino così diverso da quello a cui ero abituato!</p>
<p>Dopo due mesi è arrivato anche lui, le mie zie con mia mamma sono andati a prenderlo a Milano, mia madre non l’ha riconosciuto perché era un po’ grassottello, ma quando si sono visti si sono dati un bacio grande e anche un abbraccio e così si riunì la famiglia.</p>
<p>Il 27 settembre del 2008 si sono sposati nella chiesa di Santa Giulia. Mamma mia! C’è stata una festa dalle 3 del pomeriggio fino alle 6 di mattina, non ci credevo, quello che conta è che si sono divertiti. Che festa!</p>
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<p>Leonardo</p>
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<h2>Huancayo é la citta da cui provengono Leonardo e i suoi genitori.</h2>
<p>La città si trova  a 3260 m di altitudine. Ci hanno spiegato che l’acqua lì fa molta fatica a bollire e ci vuole tempo per farla scaldare, la città è molto bella e si trova su un altopiano tra le montagne.</p>
<p>C’è un grande mercato.</p>
<p>Purtroppo non c’è lavoro, così i genitori di Leonardo sono dovuti emigrare in Italia.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h2>Ricordando la Sicilia</h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Io sono arrivata a Torino all’età di quattro anni. Del luogo d’origine, Milazzo, in Sicilia, ho dei ricordi legati alle vacanze.</p>
<p>Quando andavo in vacanza ero sempre circondata da tanti parenti e conoscenti e c’era sempre un clima di festa.</p>
<p>A Torino, invece, la casa era vuota. Non c’erano parenti da andare a trovare e nessun parente veniva da noi. Ci si incontrava, però, a casa di alcuni amici e lì c’era un pezzo delle origini dei miei genitori. Tra loro si parlavano in dialetto e così anch’io ho imparato a capire il siciliano, ma non lo parlavo.</p>
<p>Non si faceva bella figura a parlare in siciliano.</p>
<p>Si faceva di tutto per nascondere la nostra origine meridionale. Mi ricordo i cartelli appesi ai portoni dei condomini in cui si diceva: “Non si affitta ai meridionali”.</p>
<p>Il siciliano, perciò, era solo la lingua della casa, dei racconti, della ninna nanna. Diventava lingua di tutti sul Treno del Sole , il treno che portava gl’immigrati da Torino verso la terra natia.</p>
<p>Da Torino verso sud le valigie erano piene di regali per tutti i parenti. Dal sud verso il nord le valigie emanavano i profumi dei dolci tipici, di cibi vari, di pomodori e conserve di pomodoro.</p>
<p>Il viaggio era sempre molto faticoso e scomodo. Non c’era mai posto. I vagoni erano affollati, i corridoi strapieni, i bagni inutilizzabili.</p>
<p>Si viaggiava in piedi anche per 30 ore. Qualcuno si sdraiava sulle valigie. I fortunati che avevano il posto a sedere non riuscivano più ad uscire dallo scompartimento.</p>
<p>Arrivati a Villa San Giovanni tutti uscivano. Si andava sul ponte della nave traghetto.</p>
<p>Il sole, il mare e il suo profumo facevano dimenticare la fatica del viaggio.</p>
<p>Finalmente la lingua di casa era la lingua ufficiale.</p>
<p>Sul treno del ritorno a Torino, all’inizio del viaggio c’era silenzio, tristezza, malinconia e lacrime.</p>
<p>Lo stretto di Messina era il confine.</p>
<p>Ora il mare non ci dava gioia. Era un taglio doloroso. Ci separava dalla famiglia, dai parenti. L’attesa del treno alla stazione era un momento molto triste. Il treno arrivava sempre in ritardo, anche di tante ore e la tristezza durava di più.</p>
<p>Durante l’anno non era facile comunicare con i parenti. Ci si scriveva e le lettere impiegavano tanti giorni per essere consegnate. Noi non avevamo il telefono in casa e neanche i nostri parenti. Per fortuna dopo alcuni anni uno zio mise il telefono in casa. Vicino a casa mia la SIP mise una cabina con il telefono a gettoni. La sera e la domenica si faceva una lunga fila per telefonare. In quei momenti la telefonata costava di meno.</p>
<p>Ognuno aveva un sacchettino con i gettoni del telefono. Capitavano spesso degli inconvenienti: la tabaccheria non aveva più gettoni da vendere o il telefono era guasto. Poi misero dei telefoni che funzionavano con le monete da 100 lire, una bella comodità.</p>
<p>Finalmente nel 1977 cambiai casa e misi il telefono: che meraviglia!</p>
<p>Era più comodo parlare con gli zii e soprattutto con i cugini.</p>
<p>Durante le vacanze mangiavo come una maialina. Tutti i cibi, in Sicilia, avevano un sapore e un profumo più buoni. Aiutavo la zia a fare il pane. Facevamo delle pagnottelle per i bambini. Appena sfornate, ancora calde, si condivano con olio e origano con il pomodoro, che bontà!</p>
<p>Dal nonno prendevo i cedri e i limoni e li mangiavo con lo zucchero o il sale.</p>
<p>Mio papà raccoglieva i fichi e i fichi d’India. E poi scorpacciate d’angurie.</p>
<p>Nel pomeriggio passava per le strade il gelataio: granite al limone e gelati cremosi per tutti.</p>
<p>Di sera ci si sedeva davanti a casa a prendere il fresco.</p>
<p>Per tutta la notte si sentiva il profumo dei gelsomini.</p>
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<p>Mariella, mamma di Simone.</p>
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<h2><strong>Un viaggio in Nigeria</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>L’undici di gennaio di quest’anno sono partita per andare in Nigeria con la mia famiglia. Quando sono arrivata all’aeroporto sono entrata con la mia famiglia in aereo, pensate ne ho presi quattro! Quando sono salita dormivo, ma poi mi sono svegliata e non ho dormito neanche di notte!!</p>
<p>Quando sono arrivata in Nigeria sono andata in macchina, era ancora sera, abbiamo dovuto dormire in un Hotel.</p>
<p>Il giorno dopo siamo partiti per raggiungere la casa di mia mamma in Nigeria, all’improvviso sentivo delle urla: “Ciao, ciao, ciao, ciaoooooooo!”</p>
<p>Erano corsi tutti a salutarci, siamo tanti parenti!</p>
<p>Poi sono andata a fare una passeggiata, ho viso gli alberi di palme, le strade, le case i vestiti coloratissimi. Mi sono sentita come in una festa, una bambina nata in Nigeria.</p>
<p>Mia mamma mi ha chiesto: “Come ti trovi in Nigeria?”, io ho risposto:</p>
<p>“Benissimo!!!!!”</p>
<p>Giocavo, giocavo, giocavo, giocavo. Poi mi sono pentita di non pensare più ai miei compagni e ho chiesto a mia madre: “Come stanno le maestre?” lei  mi ha risposto: “Le ho chiamate e mi hanno detto che va tutto bene.”.</p>
<p>Un giorno sono dovuta tornare in Italia e a scuola e tutti mi dicevano a mensa: “Siediti qua, siediti qua.”</p>
<p>Io mi sono seduta vicino a Giulia, Viola e Chiara.</p>
<p>Sono molto felice di essere di nuovo a scuola con tanto amore.</p>
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<p>Preciouce</p>
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<h2><strong>O primarie sconosciută</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>În Romania stam în casăcu bunica mia, pregatia valigele, da io nu ştiam dece. O sî sun viniţ parenţi miei şi sunt plecat cu maşina alu tata rentru Italia. Merem pi drum şi vidiam ceava că nu am vasut, şî mari.</p>
<p>Cănd iaram ajuns la Torino ma sentiam divers da arţî, intru in casă, iara diversă da acea că am lasat.</p>
<p>Mama mia şi tatal mieu mă sisol tot. Ieu îaram fecirit sâ îs a Torino cu parinţi miei, da ma lipsiao bunici miei.</p>
<p>Am plecat la scuolă maternâ în 2004, şi în 2006 parinţi miei mau dus la scuola Leone Fontana, am conosciut mulţ prieteni, am jucat cu iei, ma sinţiam bine si cu profesuorele, iarau simpatice.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h2>Un viaggio sconosciuto</h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>In Romania stavo in casa con mia nonna, faceva le valigie, ma io non capivo perché. Un giorno sono arrivati i miei genitori e sono partito con la macchina di mio papà per l’Italia.</p>
<p>Viaggiavo e vedevo cose strane e grandi.</p>
<p>Quando sono arrivato a Torino mi sentivo diverso dagli altri, entro in casa, è diversa da quella che ho lasciato. Mia mamma e mio papà mi spiegano tutto. Io sono contento di essere a Torino con i miei genitori, ma mi mancavano i miei nonni.</p>
<p>Sono andato alla scuola materna nel2004 e nel 2006 i miei genitori mi hanno portato alla scuola Leone Fontana, ho conosciuto molti amici, ho giocato con loro, mi sono trovato bene anche con le maestre, erano simpatiche.</p>
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<p>Gheorgh</p>
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<h2><strong>L’incontro tra i miei genitori</strong></h2>
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<p>Nel 1992 mio papà, insieme a degli amici, andò per la prima volta in vacanza in  Sardegna. Dopo qualche giorno mio papà andò ad una festa dove incontrò mia mamma, si presentarono. La mia mamma mi ha raccontato che si sono piaciuti subito. Mio papà prima di partire dalla Sardegna ha chiesto alla mia mamma se, qualche volta, veniva a trovarlo a</p>
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<p>Torino. Dopo qualche mese mia mamma è venuta a Torino, così si rividero di nuovo. Durante quei giorni andarono al Valentino e al Borgo Medioevale insieme a degli amici. Papà, prima che la mamma partisse, le disse che gli piaceva e non vedeva l’ora di rivederla. Cominciarono a sentirsi tutti i giorni, praticamente si fidanzarono per telefono. Siccome la lontananza era tanta, si potevano incontrare poco, così decisero di sposarsi.</p>
<p>Si sposarono a Cagliari, dopo quindici giorni presero la nave per venire a Torino.</p>
<p>Mia mamma durante quel viaggio pianse molto, più la nave si allontanava e  più sentiva la mancanza della sua isola e il dolore di lasciare la sua famiglia.</p>
<p>Per questo motivo, io e la mia famiglia, a Natale, a Pasqua e in estate andiamo in Sardegna!!!</p>
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<p>Gabriel</p>
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<h1>Viaggio dalla Romania</h1>
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<p>In Romania mi sentivo molto bene. Giocavo con i miei amici ci divertivamo da matti. Una cosa che mi dispiaceva era andare a scuola, ogni giorno dovevo svegliarmi alle sei per andare e uscivamo alle dodici, non riuscivamo mai a finire i lavori in tempo.</p>
<p>Mia nonna era molto premurosa con me, mio zio invece non veniva quasi mai a casa. Mi mancava molto la mia mamma che era in Italia per lavorare.</p>
<p>Tutto andava avanti in questo modo finché un giorno arrivò mia mamma, io ero felicissimo, mi ha detto che sarei venuto in Italia con lei.</p>
<p>Detto, fatto siamo partiti. Il viaggio è stato lungo, ci siamo fermati in ogni luogo finchè siamo arrivati a Torino. Io e mia mamma siamo andati a vivere da degli amici fino a che non trovavamo una casa. Intanto mia mamma mi ha iscritto a una scuola che si chiama Leone Fontana io ero contento però non conoscevo l’italiano.</p>
<p>Quando sono arrivato nella scuola mi sono sentito bene, c’era la maestra Anna che mi ha presentato a tutta la classe. I miei primi amici sono stati Leonardo ed Alessandro.</p>
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<p>Drago</p>
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<h2>Il viaggio di nonna Lina</h2>
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<p>Tanto tempo fa, quando mia nonna aveva 17 anni e viveva in un paese chiamato Ruvo, con molto dispiacere perse il papà. Lei aveva due sorelle più piccole e la mamma non lavorava, così decisero di trasferirsi a Torino, dove viveva il fratello della mamma.</p>
<p>Il viaggio fu molto lungo, ma anche divertente perché mia mamma non era mai stata tanto in treno e trovava bello vedere il paesaggio che cambiava. La stazione di Porta Nuova le sembrò bellissima ma si vergognò molto quando lo zio le venne a prendere con la macchina della polizia perché era poliziotto. La nonna racconta infatti che durante il tragitto non aveva il coraggio di guardare fuori perché era convinta che tutti le guardassero male, considerandole delle delinquenti.</p>
<p>All’inizio tutto fu difficile e un po’ triste: non avevano tanti soldi, lavoro, la casa era piccola. Inoltre mia nonna sovente mi racconta che la gente, nei negozi e per le strade, la guardava un po’ come un marziano, quando lei, invece di parlare piemontese, parlava in italiano. Così mia nonna finiva per pensare male anche quando qualcuno le faceva un complimento dicendole: “Ciao bel prusot!”. Lei offesa, invece di ringraziare o sorridere, se ne andava scocciata:</p>
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<p>Viola</p>
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<h2>Racconto di papà</h2>
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<p>Quando mio papà Jorge si preparava a venire in Italia dal Perù pensava di trovare molte cose moderne. Al suo arrivo si è accorto che anche nei paesini più piccoli la gente sta bene e ha la casa piena di cose comode ma che nelle grandi città non ci sono le cose moderne che si immaginava.</p>
<p>Le case piccole, gli ascensori vecchi &#8230; niente a che vedere con i palazzi moderni di Lima.</p>
<p>Mio papà ha visto la differenza tra le città piene di storia ma anche un po’ immobili dell&#8217;Europa e le città del continente americano, con una storia molto recente e forse per questo più dinamiche.</p>
<p>Un&#8217;altra differenza era l&#8217;umidità dell&#8217;aria perché a Lima l&#8217;umidità è alta, circa il 90%, mentre a Torino non è molto alta. In inverno i termosifoni delle case rendono l&#8217;aria ancora più secca e mio papà si svegliava sempre col mal di gola fino a quando non gli hanno detto che doveva mettere l&#8217;acqua sui termosifoni. Ora però si trova bene.</p>
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<h2>Racconto di mamma</h2>
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<p>Molto tempo fa, quando la Jugoslavia era ancora unita, mia mamma fece un viaggio da quelle parti. Al momento di ripartire si recò al porto per prendere l’autobus. Ma il tempo passava e l’autobus non arrivava. Passarono molte ore e faceva caldo. Lì vicino c’era un banco che vendeva frutta e verdura e in tutto quel tempo non aveva venduto nulla. Alle due del pomeriggio il ragazzo del banco tirò fuori da una borsa il suo pranzo e chiamò mia madre per dividerlo con le. Tanto insistette che lei accettò. Arrivata dietro al banco si accorse che quella era la sua casa. Lì c’era un piccolo letto e aveva girato una cassetta della frutta per farla diventare un tavolo. Con un sacchetto di carta aveva fatto una tovaglia e con un coltello, sua unica posata, le offrì il cibo.</p>
<p>Poco dopo arrivò il pullman e mia madre ripartì ma il ricordo di quel ragazzo albanese in terra jugoslava che, senza parlare, aveva diviso con lei il cibo, è ancora qualcosa di prezioso.</p>
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<p>Milena</p>
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<h2>Viaggio in Iraq</h2>
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<p>La prima guerra del Golfo in Iraq era finita da un anno, ora c’era l’embargo che non permetteva di portare nel paese nemmeno i medicinali.</p>
<p>La musica poteva fare qualcosa, così partimmo per andare a suonare nella mitica Babilonia. Due gruppi musicali di Torino, i “Mau Mau” e gli “Africa unite” altri gruppi spagnoli e francesi insieme ad grosso quantitativo di medicinali per i bambini di Baghdad, erano pronti ad affrontare i pericoli di un viaggio verso un paese sconosciuto e lontanissimo.</p>
<p>L’aereo partì da Roma per raggiungere Damasco in Siria. Da lì non era più possibile raggiungere Baghdad via cielo, perché l’aereoporto era chiuso. Unica soluzione 200 chilometri di deserto.</p>
<p>Appena decollati da Roma, dalle cappelliere dell’aereo cominciarono ad uscire gli strumenti musicali: chitarre, rullanti, fisarmonica. A 3000 metri di altezza tutto l’aereo cantava e ballava, facendo festa in mezzo alle nuvole.</p>
<p>Damasco ci aspettava immersa nel sonno, con la sabbia del deserto che soffiava sulla pista di atterraggio.</p>
<p>Due vecchissimi autobus Nissan Diesel erano pronti per noi. Mentre l’alba sorgeva tra le dune, i vecchi bus cominciarono ad affronatre l’immenso tavolato del deserto iracheno, 200 chilometri di roccia, sabbia e petrolio.</p>
<p>Lo spettacolo dai finestrini era ipnotico, affascinante: la luce nel deserto era pura e bianchissima, l’orizzonte era una lama lontana, tutto intorno a noi c’era solo sabbia.</p>
<p>Non sapevamo che per fare 200 chilometri ci avremmo messo un ntero giorno di viaggio.</p>
<p>Prima sosta la frontiera con l’Iraq. Era costituita da una costruzione di cemento con all’interno una distesa di tappeti orientali. Tazze di the sui tavolini dorati, seduti sui tappeti e quattro ore di attesa prima di poter ripartire.</p>
<p>Il tempo sembrava non passare mai, nel deserto si ha la sensazione di essere nel nulla più assoluto. Poi, in mezzo a questo nulla sounta una casa con un distributore di benzina e un ristorante: carne di agnello alla griglia e the erano le uniche cose in menù.</p>
<p>Quando giunse la notte, arrivò improvvisa con il cielo più carico di stelle che io abbia mai visto.</p>
<p>Baghdad apparve il mattino seguente con i suoi palazzi enormi, le macerie delle case bombardate e le statue del dittatore Saddam Hussein. L’hotel era confortevole, ma nessuno di noi poteva muoversi senza essere scortato da agenti dei servizi segreti iracheni. Dopo quattro giorni venne il giorno del concerto nella mitica Babilonia.</p>
<p>Arrivammo in una delle più antiche città del mondo e che ora, dopo la guerra, era ridotta a cumuli di macerie e costruzioni rifatte in stile.</p>
<p>L’anfiteatro dove dovevamo suonare era molto bello, circondato da un giardino di palme in mezzo al deserto. La gente era tantissima e ci ascoltava con grande interesse. Ma all’improvviso la nostra musica contagiosa fece alzare tutti per ballare e muoversi insieme a noi.</p>
<p>In Iraq non si può ballare e così il concerto venne interrotto.</p>
<p>Il giorno dopo altre 24 ore di deserto e poi di nuovo a casa.</p>
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<p>Paolo, papà di Francesco Cucco</p>
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<h2><strong>L’incontro tra mio padre e mia madre</strong></h2>
<p>Mia zia Vera, la zia di mio papà, era emigrata dalla Serbia dove era nata e viveva e lavorava in Svizzera, lì ha conosciuto mio zio Vincenzo e si sono sposati. Sono andati a vivere in Calabria. Mio padre in estate, durante le vacanze, andava a trovare sua zia e di sera usciva con suo cugino Ilario, lui un giorno gli ha fatto conoscere mia madre. Mio padre si è subito innamorato di lei. Lui le ha detto se voleva fidanzarsi e mia madre ci ha pensato su, alla fine gli ha risposto sì. Poi mia mamma l’ha fatto conoscere ai suoi genitori. Dopo due anni mio padre chiese a mia madre se voleva sposarlo. Lei rispose: “Non lo so.” Perché in Calabria non c’era tanto lavoro. Lo zio di mia madre, che si chiama Ilario e abitava a Torino, ha trovato lavoro in una fabbrica e ha detto a mio padre se voleva lavorare anche lui lì. Mio padre disse di sì, si trasferì da solo a Torino, guadagnò un po’ di soldi e alla fine, nel1990, si sposarono e si trasferirono a Torino.</p>
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<p>Alessia</p>
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<h2><strong>I miei nonni</strong></h2>
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<p>I miei nonni materni si sono conosciuti, nel 1956, su un treno a Parigi, erano diretti in Inghilterra, erano partiti tutti e due da Napoli</p>
<p>Erano due giovani ragazzi in cerca di fortuna e lavoro all’estero.</p>
<p>Sul treno mio nonno ha chiesto a mia nonna cosa andava a fare in Inghilterra, lei ha risposto che aveva trovato lavoro presso delle suore come ricamatrice. Lui invece aveva trovato lavoro in un supermercato.</p>
<p>Si sono frequentati e poi sposati nel 1960. Hanno avuto due figlie in Inghilterra, poi si sono nuovamente trasferiti in Italia, dove hanno avuto la loro terza figlia, cioè mia mamma.</p>
<p>Nel 2010 festeggiano 50 anni di matrimonio, io sono molto felice di partecipare alla loro festa.</p>
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<p>Kevin</p>
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<h2><strong>Mio nonno paterno</strong></h2>
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<p>Mio nonno Rocco, ai tempi della guerra, quando aveva 9 anni, a Reggio Calabria, vedeva gli americani che si lanciavano con il paracadute. Lui cominciava a correre per poter recuperare il paracadute, non si rendeva però conto della distanza a cui potevano atterrare. A volte faceva anche cinque o sei km. Poi se lo trascinava fino al paese così sua mamma, con la tela del paracadute, faceva i vestiti ai suoi figli.</p>
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<p>Kevin</p>
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<h2><strong>Mio nonno materno</strong></h2>
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<p>Mio nonno mi ha raccontato che ai tempi della guerra, nel casertano, quando lui aveva 6-7 anni, i tedeschi torturavano i bambini per farli parlare. Volevano fargli dire dove erano i loro papà per poterli arrestare. Mio nonno aveva il compito di dire che suo papà era morto, così lo lasciavano in pace. Durante la notte portava a suo padre, di nascosto, il cibo che gli preparava la mia bisnonna, mentre lei rimaneva a casa ad accudire ai figli più piccoli.</p>
<p>Doveva andare su una montagna senza farsi vedere dai tedeschi. Impaurito faceva questo 3-4 volte la settimana! I tedeschi persero la guerra, così il mio bisnonno potè tornare finalmente a casa.</p>
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<p>Kevin</p>
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<h2><strong>Mio zio</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Quando mio zio si laureò a Bologna, in astrofisica, nel mese di ottobre non avrei mai pensato che partisse per andare a Parigi per lavorare. E purtroppo è così! Ha vinto una borsa di studio di tre anni a Parigi, dove studierà l’universo e i segreti dello spazio.</p>
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<p>Francesco Giani</p>
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<h2><strong>La prozia di mia mamma</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nel 1930, Irene la prozia di mia mamma, dopo essersi sposata emigrò in America con suo marito  per cercare lavoro. Negli Stati Uniti ebbero fortuna e si stabilirono definitivamente a New York (Brooklyn) dove nacquero i loro due figli.</p>
<p>Appena finita la seconda guerra mondiale, Irene, iniziò a spedire periodicamente a sua nipote, mianonna, dei pacchi pieni di “tutto”: vestiti da cerimonia americani, scarpe, giocattoli, bigiotteria, carne in scatola, latte condensato nestlè e… dollari. Ogni volta che arrivava un pacco per mia mamma era una festa, perché era molto divertente scoprire che cosa c’era dentro.</p>
<p>Nel 1968 la prozia venne a Torino e rimase per più di un mese. Si rese conto che in Italia i problemi che aveva lasciato la guerra erano stati superati e che mia nonna non se la passava male come lei pensava. Nel periodo in cui Irene venne ospitata da mia nonna spiegava, ogni volta che se ne presentava l’occasione, il diverso modo di vivere degli americani rispetto a quello degli italiani (cosa mangiavano a colazione, come si celebravano i matrimoni, com’era casa sua…).</p>
<p>Quando partì porto con sé delle scatole di gianduiotti e di marrons glacès dei quali aveva scoperto di essere ghiotta.</p>
<p>Alla sua partenza tutti erano molto tristi perché nessuno sapeva quando si sarebbero rivisti.</p>
<p>La prozia continuò a scrivere a mia nonna, come sempre, ma i pacchi non arrivarono più.</p>
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<p>Giulia</p>
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<h2><strong>Nonno Guglielmo</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Sono nonno Guglielmo, sono nato nato a Lucera (Foggia) il 5 novembre 1947, due anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Era il decimo figlio, dopo quattro anni nacque una bambina, l’undicesima.</p>
<p>La nostra era una famiglia piccola rispetto ad altre, quella che mi ricordo era di 24 figli. C’era solo il papà che lavorava in queste famiglie, quando andava bene!!! Racconto tutto questo per far capire ai bambini quante difficoltà c’erano, per i genitori, a quei tempi per procurare il cibo o un bicchiere di latte per i loro figli.</p>
<p>A volte penso che per apprezzare quello che la vita ci dona bisognerebbe tornare ai tempi del dopo guerra, con la povertà si capiscono tante cose. Tutti i valori che vengono evocati da politici,chiesa ed altri erano cose normali per tutti ai miei tempi!</p>
<p>Le famiglie si riunivano alle feste, ognuna portava quello che poteva, con gli amici si divideva anche solo un pezzo di pane e un frutto. Era vera amicizia, vera solidarietà Con quel poco eravamo soddisfatti e felici.</p>
<p>Negli anni 60, con il bum economico, tutto questo finì, cominciò la corsa al denaro, il parente, l’amico  più fortunato abbandonava il più povero e cercava amicizie più convenienti. Finì così la solidarietà, amicizie e parentele creando ricchi e poveri, istruiti e ignoranti.</p>
<p>Io non ritengo di far parte di nessuno di questi gruppi bensì mi ritengo un autodidatta (colui che apprende da solo).</p>
<p>La mia famiglia era composta da:</p>
<p>papà Pasquale, nato a Lucera il19 maggio 1900</p>
<p>mamma Giuseppa, nata a Lucera il 1 giugno 1906</p>
<p>Matteo nato nel 1930, Giovanna del 1932, Raffaella 1934, Antonietta nel 1936, Mario nel 1937, Osvaldo nel 1940, Ciro nel 1942, Salvatore nel 1943, Umberto nel 1945, io nel 1947 e Maria nel 1951.</p>
<p>Mio padre era un venditore ambulante, vendeva qualunque cosa, dalle lenzuola alla frutta secca. Il suo lavoro era fare il sapone, aveva la forma del pancarrè.</p>
<p>Le famiglie che si potevano permettere di comprarlo erano quelle benestanti, le altre lavavano con la cenere. Riusciva sempre, o quasi sempre a portare a casa tutto ciò che serviva per il fabbisogno della famiglia e prendeva ogni problema con leggerezza, vivendo alla giornata.</p>
<p>Mia mamma Giuseppina era molto severa e la cosa che contestava sempre a mio  padre era che, quando veniva giù dalle montagne,dopo cinque o sei giorni,la prima cosa che faceva era comprare un cartoccio di noccioline, una bottiglia di vino per poi andare da mio nonno Raffaele, padre di mia mamma.</p>
<p>Quando finivano il vino e le noccioline, era mio nonno stesso che lo rimproverava dicendo: “Ora vai a casa, i tuoi figli ti aspettano.”.</p>
<p>Quando arrivava a casa, mia mamma lo rimproverava per il suo comportamento, perché pensava prima al suocero e poi ai figli, un po’ di parole e poi la pace.</p>
<p>La mia infanzia da 0 a 7 anni a Lucera. Sono ricordi belli anche se in tempi difficili. Quando si cominciava a camminare bene e a parlare era il momento che non si stava più in casa, non c’erano tanti pericoli fuori, niente macchine, né moto, quindi i nostri genitori ci vedevano al mattino e tornavamo a casa al tramonto.</p>
<p>Io ero sempre in compagnia di mio fratello Umberto che è mancato pochi anni fa per un brutto male. Mio fratello aveva due anni più di me, l’unico suo difetto era che quando calava il sole, il buio gli faceva paura. A volte tornando a casa  se la porta era chiusa e non c’era nessuno, lui si metteva a piangere. Allora gli mettevo una mano sulla spalla egli dicevo: “Non piangere,la mamma tra pochino arriva.” I vicini assistevano a tutta la scena e al mattino raccontavano tutto a mia mamma. Tutti erano stupiti che io piccolo facevo coraggio al grande.</p>
<p>Per riunirci con gli amici avevamo stabilito che il primo bambino che si svegliava passava vicino alle porte di tutti gli altri doveva fare l’urlo di Tarzan. Le case erano tutte a piano terra. Questa era la sveglia per un nuovo giorno.</p>
<p>In una giornata d’estate molto calda ci avventurammo in un luogo che il più grande degli amici aveva scoperto. Parlava di una vasca tipo piscina (iummarella). Avevo circa 5 anni. Nella prima vasca l’acqua era molto bassa e cominciai a giocare. Tutto ad un tratto finii ad una profondità di quattro metri. Nessuno si era accorto di me! Cominciai a bere acqua, seduto al fondo, guardando in alto vidi la luce del sole riflessa nell’acqua, ho pensato oh Gesù mio, così piccolo devo morire pensai (Giucrist mie a cussi piccinin aggia murir!). Mi venne per istinto di mettermi in piedi e spingermi verso l’alto, un bambino vide le mie mani fuori dall’acqua e mi salvò, ero quasi alla fine!!!</p>
<p>Qualcuno si prese la briga di raccontare tutto a mia madre. Mi diede una mazziata (botte) che mi ricordo ancora.</p>
<p>Le mie giornate erano sempre piene di avventure.</p>
<p>Quando avevo 5 anni mia madre parlò con un droghiere, Vozza, gli chiese, pur di levarmi di strada, se mi teneva con lui, per darle un piccolo aiuto.</p>
<p>C’era di tutto,biscotti, caramelle,cioccolatini!!!</p>
<p>Alla chiusura avevo il compito di aprire la latta dei biscotti, togliere tutti quelli rotti e portarli a casa.</p>
<p>Potete immaginare per i miei genitori che soddisfazione era avere biscotti tutte le sere!! Vi confesso che per poterne portare di più, man mano che toglievo i rotti ne rompevo qualcuno per prenderne di più. Il titolare mi guardava e mi faceva un sorriso. A volte, prima che passavo io a prendere i rotti, passava lui e se i rotti erano pochi ne rompeva un po’.</p>
<p>Era la drogheria Vozza Lucera, l’anno il 1952, da lì è nata la mia passione per i dolciumi. Ancora oggi dopo 57 anni li produco con la passione di sempre e sono molto, molto goloso.</p>
<p>Mio fratello Umberto a7 anni faceva l’imbianchino e a casa non portava niente.</p>
<p>A sei anni il mio tempo libero era dalle12,30 alle 16,30. lo passavo in una chiesa nuova che si chiama Opera Nuova. Il parroco, Padre Angelo, è stato in quella chiesa per molti anni. In quella chiesa c’erano due campi di pallone. Io, come tanti bambini, per il pallone dimenticavo tutto. L’incaricato ai campi da gioco mi vide giocare e mi mise nella squadra dei bambini. Un giorno,ero sotto porta, vidi il pallone arrivare dall’alto,mi preparai per calciarlo in porta e fare gol, ma un bambino mi vide, mi diede una piccola spinta. Dal momento che la gamba era già in movimento, non colpendo il pallone il calcio andò a vuoto e all’istante mi venne giù l’ernia. Per paura di non giocare più non dissi niente a nessuno. Alla fine svenni sul campo, l’ernia si era strozzata! Era appena finito l’anno scolastico e fui operato all’ospedale Madonna delle Grazie di Lucera!</p>
<p>Essendo emigrati a Torino prima mio fratello Mario, poi Osvaldo, Ciro, Antonietta, Raffaella (Gli altri familiari eravamo ancora a Lucera). Man mano che le condizioni erano giuste veniva la chiamata del successivo familiare e data l’operazione subita decisero che era meglio che fossi io il prossimo a trasferirsi a Torino.</p>
<p>All’inizio la mia fu una vera sofferenza, mi sembrava di stare in galera.</p>
<p>La mia scuola è stata breve come l’infanzia!</p>
<p>La prima elementare la feci a Lucera, avevo un maestro anziano e obeso. Aveva una pancia grande come un pallone. L’unica cosa che faceva era contare quanti bambini aveva in classe, se il numero corrispondeva, lui era a posto. Quindi se ad esempio mio nipote Riccardo mandasse la sorellina Giorgia al posto suo, lui nemmeno se ne rendeva conto.</p>
<p>Una volta controllato il numero ci dava il compito in classe. Due pagine di punti. Due pagine di punti interrogativi.</p>
<p>Masticava liquirizia dall’entrata all’uscita, si addormentava e russava. Tirava fuori la lingua nera di liquirizia.</p>
<p>Tutti i miei compagni, me compreso, con elastici e cartocci cercavamo di colpire la lingua. Quando qualcuno faceva centro si svegliava arrabbiato e voleva sapere chi era stato e in tutto quel caos non sapevamo neanche noi chi aveva colpito. Così passava e ci dava due bacchettate sulle mani  per uno. Tutti i giorni medesima storia.</p>
<p>A Torino la scuola era più seria, seconda, terza,quarta, quinta, prima integrativa serale, scuola e lavoro assieme a mio fratello Salvatore.</p>
<p>Mi accorsi comunque che studiare non faceva per me e così andai a lavorare.</p>
<p>Anno 1955, anni 8, apprendista pasticciere presso Arzilli.</p>
<p>Anno 1960, anni 13, aiuto pasticciere Novax Via Po, 4.</p>
<p>Anno 1962, anni 15, per essere assunto ritorno ad essere apprendista da maggio a settembre, da Balzola ad Alassio.</p>
<p>Anno 1962, da ottobre a maggio lavoro da Ma cocco a Torino, come aiuto panettonista.</p>
<p>Anno 1963, anni 16, divento pasticciere da Balzola ad Alassio.</p>
<p>In queste due ditte faccio la stagione estiva ed invernale fino a 19 anni quando vado a fare il militare.</p>
<p>Finito il militare nel 1967/68 apro per conto mio la mia prima pasticceria in Via Buniva, dove poi ho preso casa con la mia famiglia. Da Via Buniva mi sposto in Corso Regina dove apro un ingrosso per bar e ristoranti. Produco personalmente e dopo ore di lavoro vado fuori a vendere. Da Corso Regina mi ingrandisco e apro, con già diversi dipendenti, in via Benevento, 41.</p>
<p>Mi ingrandisco ancora e apro contemporaneamente Via Cigliano, 32 e Corso Chieti per aiutare un amico!</p>
<p>Dopo un paio d’anni lascio Corso Chieti al mio amico e continuo il mio dolce cammino con mio fratello in Via Cigliano, fondando La Deliziosa SNC dei fratelli Di fonte.</p>
<p>Dal 1999 mio fratello va in pensione  e rimango io con lamia famiglia fatta di figlie e generi e forse un giorno ci sarà anche mio nipote Riccardo.</p>
<p>Un calvario a volte pieno di pensieri durato fino ad oggi che ho 63 anni.</p>
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<p>Guglielmo, nonno di Riccardo</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>Mia madre e mio padre</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Quando si sono conosciuti mio padre e mia madre era il 1986, mia madre aveva 19 anni. Mio padre è andato a casa di mia madre a chiedere la sua mano ai suoi genitori. Mia madre l’ha fatto stare in ansia per un bel po’ di giorni. Dopo parecchio tempo si sono fidanzati e dopo un anno si sono sposati.</p>
<p>Dopo un bel po’ di tempo siamo nate le mie sorelle ed io.</p>
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<p>Giorgia</p>
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<h2><strong>L’incontro tra mia mamma e mio papà</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mia mamma e mio papà si sono conosciuti al Bar Blu di Piazza Castello.</p>
<p>Il sabato sera, prima di andare in discoteca, la compagnia di mia mamma s’incontrava in quel bar. Mio padre che frequentava un’altra compagnia ha fatto di tutto per conoscere qualcuno della compagnia di mia mamma per fare in modo che potesse presentargliela.</p>
<p>Si sono conosciuti il 17 febbraio 1993, si sono frequentati per sei anni, fino a quando nel luglio del 1999 si sono sposati a Torino nella chiesa di Santa Giulia.</p>
<p>Io sono nata il giorno 8 maggio del 2000 a Torino e sono stata concepita a New York durante il loro viaggio di nozze. Mio fratello è nato il 7 maggio del 2002, io avevo due anni.</p>
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<p>Chiara B.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h2>Mio nonno Michele e mia madre</h2>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Mio nonno Michele abitava in Puglia e decise di emigrare in Germania perché in Puglia non c’era lavoro e quindi cibo. Come dice lui: “Porta a trippa ando sta u’ pan”, che vuole dire: porta la pancia dove c’è il pane.</p>
<p>Era il 1955 e lui aveva 16 anni.</p>
<p>Non capiva una parola di tedesco, frequentò una scuola per immigrati e imparò la lingua. La città dove viveva si chiama Krefeld.</p>
<p>Trovò lavoro, incontrò una ragazza, Elisabeth, si sposò ed ebbero tre figli, una di questi è Mirella mia mamma.</p>
<p>Lui si trovava bene in Germania, ma si sentiva sempre forestiero. Nel 1961 era stato costruito il muro di Berlino, in Germania c’era molta tensione, era aumentato il razzismo, così nonno Michele decise di tornare in Italia con la sua famiglia. Si fermò un po’ di tempo in Puglia e nel 1968 arrivò a Torino dove trovò lavoro.</p>
<p>Ora è pensionato e vive con Elisabeth a Babania fuori</p>
<p>Torino.</p>
<p>Mia mamma mi ha raccontato che sua le raccontava moltissime storie di paura con streghe, maghi, ragni, giganti, orchi. Si ricorda in particolare di una che parlava di una strega che aveva delle unghie lunghe, così lunghe che facevano i riccioli.</p>
<p>Suo papà le cantava canzoni e filastrocche. Lei me ne ha cantata una :</p>
<p>Der grosse welt hinein stock</p>
<p>Und hut stehtz im gut und</p>
<p>Der welt ist ganz ghemut.</p>
<p>§</p>
<p>Il piccolo Hensel va da solo</p>
<p>Per il mondo, gli sta bene</p>
<p>il cappello e il bastone.</p>
<p>E il mondo è felice</p>
<p>E il mondo gli sorride.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Quando era in casa faceva molti giochi di società come il gioco dell’oca, tris.</p>
<p>Da piccola a colazione mangiava le uova alla coque o sode, il pane nero con la mousse di mela e di pera (l’abbiamo assaggiata, molto buona!), frittata, marmellata salumi e formaggio.</p>
<p>In Germania si mangiano molte patate cucinate, in modi diversi, le raiben kuken, che sono delle frittelle di patate, le knödel, patate che si mangiano con succo di cipolla e succo di birra, le patate bollite che si mangiano con verza e stinco di maiale.</p>
<p>A Pasqua si fanno le uova sode colorate, le mamme le nascondono in giardino e poi il giorno di Pasqua i bambini devono cercarle.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Sofia</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><span style="font-size: 20px; font-weight: 800;">Il viaggio di mio zio Raffaele in India</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mio zio è partito in aereo da Torino per Roma e lì ha preso la coincidenza per Mosca, quando è arrivato ha aspettato per sei ore l’aereo per Bombay. Mi ha detto che era gennaio e a Torino faceva freddissimo, invece lì quando si è aperto il portellone dell’aereo il caldo era insopportabile. Arrivato lì ha dovuto prendere il treno per Goa. Questo paese era bellissimo con un mare spettacolare. Mio zio vi è rimasto per un mese e poi ha deciso di andare nel Rajastan. Mi ha raccontato che paesi così belli non li aveva mai visti. I colori erano brillantissimi, ogni cosa sembrava magica. Le donne portavano vestiti bellissimi e colorati.</p>
<p>Purtroppo dopo due mesi è dovuto tornare a Torino perché le sue vacanze erano terminate. Mio zio dice che è stato il viaggio più bello della sua vita e ne parla sempre. L’unica cosa che gli mancava era la sua famiglia.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Sofia</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong><br />
 </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h2><strong>Il viaggio di mio zio e dei miei nonni</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mio zio Carlo era andato in Portogallo insieme ai miei nonni. Noi aspettavamo con ansia una telefonata, così sapevamo subito se stavano bene.</p>
<p>Quando squillò il telefono io e mio fratello abbiamo fatto le gare a chi arrivava prima, ma il telefono l’ha preso mia mamma, erano i miei nonni e lo zio. Stavano bene.</p>
<p>Quando sono tornati abbiamo fatto una festa perché erano di nuovo con noi.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Loredana</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h2><strong>Che rabbia!</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Quando mia mamma era incinta di mio fratello e io avevo poco più di due anni ero proprio arrabbiato e a volte prendevo a pugni la sua pancia, un giorno le ho detto: “Quando nasce lo schiaccio, così muore!”. Un’altra volta le ho gridato: “io non voglio il fratellino, ho paura del fratellino!”.</p>
<p>Dopo qualche mese mia madre è andata in ospedale perché mio fratello stava per nascere e io non sono voluto andare a trovarla perché non volevo vederla piangere a causa di mio fratello.</p>
<p>Quando mia mamma è uscita dall’ospedale e mi è venuta a prendere all’asilo insieme a mio fratello e quando l’ho visto ho esclamato deluso: “Ma com’è piccolo!”.</p>
<p>Dopo un anno mia mamma ci ha letto un libro che s’intitolava “Opopomoz”. Il libro narra la storia di Rocco un bambino disposto a fare un patto con il diavolo pur di impedire la nascita del suo fratellino. Rocco avrebbe dovuto ostacolare la nascita di Gesù Bambino in cambio il diavolo avrebbe esaudito il suo desiderio di rimanere figlio unico. Alla fine Rocco cambiò idea, sconfiggendo il diavolo e imparando che avere un fratellino è un dono che non si può rifiutare. Terminata la lettura del racconto dissi alla mia mamma: “Sai mamma, io non volevo avere un fratellino, ma adesso gli voglio bene!”.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Stefano</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h2><strong>L’incontro di mia mamma e mio papà</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nel 1998 mia mamma e mio papà si sono incontrati e sono diventati amici qui a Torino. Sono andati in discoteca con i loro amici, sono andati in giro al cinema. Nel 1999 si sono fidanzati e sono andati al ristorante. Nel 2005 si sono sposati c’erano tutti i parenti, i cugini, i fratelli, gli zii anche i nonni arrivati dalle Filippine.</p>
<p>Tutti ballavano ed io ero molto felice.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ashley</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ashley ci ha portato l’Inno nazionale filippino, eccolo:</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>LUPANG HINIRANG</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Bayang magiliw, perlas ng silanganan.</strong></p>
<p><strong>Alab ng puso, sa dibdib mo’y buhay.</strong></p>
<p><strong>Lupang hinirang, duyan ka ng magiting</strong></p>
<p><strong>Sa manlulupig, di ka pasisiil.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sa dagat at bundok, sa simoy at</strong></p>
<p><strong>Sa langit mong bughaw,</strong></p>
<p><strong>May dilag ang tula at awit</strong></p>
<p><strong>Sa paglayang minamahal.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ang kislap ng watawat mo’y</strong></p>
<p><strong>Tagumpay na nagniningning.</strong></p>
<p><strong>Ang bituin at araw niya</strong></p>
<p><strong>Kailan pa may di magdidilim.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Lupa ng araw, ng lualhati’t pagsinta,</strong></p>
<p><strong>buhay ay langit sa piling mo.</strong></p>
<p><strong>Aming ligaya na pag may mang-aapi,</strong></p>
<p><strong>Ang mamatay ng dahil sa iyo.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>AMATA TERRA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Amata terra</p>
<p>Perla dell’oriente</p>
<p>Che brucia nel cuore</p>
<p>Sempre acceso nel petto.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Terra scelta</p>
<p>Culla del prode</p>
<p>Ai conquistatori</p>
<p>Non si arrenderà mai.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Nei mari e sui monti</p>
<p>Nell’aria e nel cielo blu</p>
<p>C’è splendore nel poema</p>
<p>E nella canzone per la libertà</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Lo scintillio della bandiera</p>
<p>È la vittoria che splende</p>
<p>Le sue stelle e il suo sole</p>
<p>Non si oscureranno mai.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Terra del sole, della gloria e dell’amore</p>
<p>La vita è cielo nel suo abbraccio</p>
<p>Sarà nostra gioia</p>
<p>Quando ci saranno gli oppressori</p>
<p>Morire per la nostra Terra.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Traduzione dei genitori di Ashley</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h2><strong>Il mio bis nonno</strong></h2>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ang aking lolo sa tunoa ay nakita niya ang unang digmaang nagyari dito sa mondo  ang kanyang taong ngayong ay 107 at hanggang ay ouay pa.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Il mio bis nonno ha visto la prima guerra mondiale. I  suoi anni sono 107 ed è ancora vivo.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ashley</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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<h2>Racconto della mamma: Torino</h2>
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<p>I viaggi dei miei ricordi sono tutti legati a Torino.</p>
<p>Quando avevo un anno e mezzo, mia mamma e mio papà sono partiti da Fasano per venire a Torino e siccome dovevano lavorare tutti e due sono partiti senza di me e mi hanno affidata a Carolina, una cugina di mia mamma.</p>
<p>Anche se i miei genitori erano molto lontani non mi sono sentita sola perché la famiglia di Carolina è diventata la mia seconda grande famiglia. Carolina come se fosse mia madre, suo papà mio nonno, sua zia mia nonna, le sue sorelle mie cugine  e poi sono arrivate le sue quattro nipoti che sono diventate per me come sorelle.</p>
<p>Mia madre e mio padre venivano a Fasano a Natale, a Pasqua e d’estate, sempre con dei regali e per il resto dell’anno aspettavo cartoline e lettere.</p>
<p>Ricordo anche che c’era il giorno della telefonata, un giorno prestabilito in cui andavamo a casa di una vicina che aveva il telefono, ad aspettare la telefonata.</p>
<p>Quando andavo alla scuola elementare ho iniziato ad andare a Torino anch’io. A giugno, quando chiudeva la scuola, invece di andare in vacanza al mare dai nonni, partivo per andare in città dai genitori. Ero sempre molto emozionata di questo lungo viaggio in treno che mi portava dai miei genitori e da mio fratello.</p>
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<p>Dei periodi trascorsi a Torino ricordo soprattutto ciò che era diverso da dove vivevo di solito: l’ingresso della casa era dal balcone, il bagno lo ricordo con terrore, era uno stanzino con un buco nel centro, avevo paura di finire lì dentro! Poi c’era la signora Raspino che tutte le volte che passavo dalle scale, usciva per dirmi di fare silenzio, mi sembrava strano il suo modo di parlare (parlava in piemontese), ma soprattutto perché mi chiamava “cita” come la scimmia di Tarzan.</p>
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<p>Altri ricordi sono: la nonnina dolce che abitava di fianco, i giochi con mio fratello, il rumore della macchina da cucire mentre ero a letto, l’odore dei guanti di pelle che cuciva mia madre, i giochi dei giardinetti, la Tesoriera, le gite in montagna.</p>
<p>Una volta camminando in un viale ho visto due funghi su una panchina e mi sono ricordato di Marcovaldo. Ho pensato che Marcovaldo abitava a Torino e che mia madre mi aveva regalato quel libro per raccontarmi la città in cui viveva.</p>
<p>Angela, mamma di Chiara</p>
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<h2><strong>Il viaggio di nozze</strong></h2>
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<p>Adesso vi racconterò il viaggio di nozze di mamma e papà.</p>
<p>Mamma e papà sono andati a Milano in Macchina e l’hanno lasciata lì. Sono andati all’aereoporto dove hanno dovuto aspettare cinque ore, perché dovevano mettere carburante nell’aereo.</p>
<p>Finalmente sono partiti e sono arrivati a Madrid.</p>
<p>Al ritorno stessa cosa, cinque ore prima di poter partire!</p>
<p>Finalmente poi sono arrivati a Torino.</p>
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<p>Alessandro</p>
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<p>Gennaio 2010                  Scuola Fontana Torino</p>
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<h1>Introduzione</h1>
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		<title>SCUOLA CAIROLI</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 22:23:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pasquale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[


















]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1185" href="http://www.favolefilosofiche.com/?attachment_id=1185"><img class="alignleft size-medium wp-image-1185" title="IMG_1278" src="http://www.favolefilosofiche.com/wp-content/uploads/2010/06/IMG_1278-300x225.jpg" alt="" width="189" height="142" /></a><a rel="attachment wp-att-1186" href="http://www.favolefilosofiche.com/?attachment_id=1186"></a><a style="text-decoration: none;" rel="attachment wp-att-1192" href="http://www.favolefilosofiche.com/?attachment_id=1192"><img class="size-medium wp-image-1192 alignright" title="IMG_1275" src="http://www.favolefilosofiche.com/wp-content/uploads/2010/06/IMG_1275-300x225.jpg" alt="" width="189" height="142" /></a></p>
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		<title>SCUOLA CASATI</title>
		<link>http://www.favolefilosofiche.com/?p=1158</link>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 12:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pasquale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[RACCONTI CON-SENTITI
Classe V B Scuola Casati Torino

Antica storia calabrese
C’era una volta una coppia di sposi. La moglie, dopo un po’, cominciò a tradire il marito. Una volta, insieme al suo amante, ideò il seguente piano.
Quella sera quanto tornò il marito, finse di essere caduta dal solaio e iniziò a lamentarsi per forti dolori di schiena. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ff6600;">RACCONTI CON-SENTITI</span></h1>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #808080;">Classe V B Scuola Casati Torino</span></h2>
<h2></h2>
<h2>Antica storia calabrese</h2>
<p>C’era una volta una coppia di sposi. La moglie, dopo un po’, cominciò a tradire il marito. Una volta, insieme al suo amante, ideò il seguente piano.</p>
<p>Quella sera quanto tornò il marito, finse di essere caduta dal solaio e iniziò a lamentarsi per forti dolori di schiena. I coniugi chiamarono il prete per un consiglio. Questi gli disse che per guarire aveva bisogno della “Acqua della verde fontana che non viene né questa né quella settimana”. Il prete aggiunse loro che non sapeva dove trovarla.</p>
<p>Così il contadino partì a cercarla.</p>
<p>Durante il suo viaggio il povero contadino incontrò il Diavolo travestito da viandante. Questi gli chiese dove stesse andando. Il contadino gli raccontò la sua storia. Il viandante gli disse che, in realtà, la moglie godeva di ottima salute e  che i suoi dolori facevano parte di un piano per farlo allontanare da casa. Il contadino insistette dicendo che non era vero e che la moglie stava veramente soffrendo.</p>
<p>Allora il diavolo gli propose un affare: in cambio di tre sacchi di grano gli avrebbe dimostrato il tradimento. Il contadino accettò.</p>
<p>Il viandante racchiuse il contadino in un sacco, se lo caricò in spalla ed in un battibaleno i due giunsero a casa del contadino.</p>
<p>Dal di fuori si sentiva rumori festosi di balli e canti.</p>
<p>Il viandante bussò alla porta.</p>
<p>“chiedo scusa per il disturbo, ma ormai si è fatto tardi e non ci sono locande nelle vicinanze. Potreste ospitarmi?”</p>
<p>La moglie del contadino in un primo momento rifiutò, ma il prete le disse:<br />
 “E’ un povero viandante. Hai molto spazio, perché non lo fai entrare così potrà stare vicino al camino?” Alla fine la moglie acconsentì.</p>
<p>Iniziarono subito nuovi canti</p>
<p>“Mio marito è andato a cercare l’acqua della verde fontana che non viene né questa né quella settimana … Parapaponzi ponzi po … Parapaponzi ponzi po…” La tiritera continuò a lungo.</p>
<p>Dopo un po’ il prete disse al viandante:<br />
 “Siete molto silenzioso. Non avete qualche strofa da aggiungere alla nostra canzone?”</p>
<p>Il viandante a quel punto iniziò:<br />
 “Io te lo avevo detto e tu non mi hai creduto, ascoltami marito tradito. Ascoltami marito tradito”.</p>
<p>Il marito tradito a quel punto disse:<br />
 “Anziché tre sacchi te ne do quattro se mi tieni il prete e mi sciogli il sacco”.</p>
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<p>Raccontata da Mathias Tapinetto – Classe V B – DD Casati</p>
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<h2>Una leggenda di Napoli</h2>
<p>Il cimitero delle Fontanelle.</p>
<p>A Napoli esiste il cimitero delle Fontanelle dove sono in esposizione solo crani di persone morte.</p>
<p>Si dice che in questo cimitero ci sia un monaco invisibile. Questo monaco decide se la persona che viene a visitare il cimitero è simpatica oppure no.</p>
<p>Se il visitatore appare simpatico, il monaco gli mette cinquanta euro nel portafoglio oppure gli fa delle carezzine.  Se invece il visitatore non gli è simpatico, il monaco gli fa lo sgambetto.</p>
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<h2>Una leggenda di Cracovia</h2>
<p>Il drago di Cracovia.</p>
<p>C’era una volta un piccolo villaggio di agricoltori e vicino a questo villaggio c’era una collina dove, in una caverna, viveva un feroce drago addormentato. Alcuni giovani del villaggio svegliarono il drago e da allora il villaggio non ebbe più tranquillità e ci furono numerosi morti.</p>
<p>Un calzolaio di nome Krakus riuscì a sconfiggere il drago e a diventare capo del villaggio. Il villaggio divenne una bellissima città e fu chiamata Cracovia.</p>
<p>Ancor oggi è possibile visitare la caverna del drago e la tomba del giovane Krakus, leggendario fondatore di Cracovia, una delle più antiche città della Polonia.</p>
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<p>Raccontate da Califano Roberto  &#8211; V B – DD Casati</p>
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<h2>Il ponte del diavolo</h2>
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<p>Mio nonno mi ha raccontato che una volta, in un piccolo paese delle valli di Lanzo, vicino al fiume Stura, viveva un sant’uomo che pregava che avvenisse un miracolo per costruire un ponte perché gli abitanti non ci riuscivano.</p>
<p>Un giorno il sant’uomo si ritrovò a parlare con il diavolo, che gli disse:<br />
 “Senti, io costruisco il ponte, però, l’anima del primo che ci passa sopra me la prendo io e la porto all’inferno con me”.</p>
<p>Il sant’uomo accetto; una volta costruito il ponte, il diavolo andò a reclamare la sua anima.</p>
<p>Il sant’uomo, però, giocò d’astuzia e lanciò un pezzo di pane dall’altra parte del ponte e il suo cane andò a prenderlo.</p>
<p>Il diavolo , infuriato (perché non era un uomo) spiccò un salto grandissimo, partendo dalla zona davanti alla cappella fino al monte vicino.</p>
<p>Si dice che si possano ancora vedere le sue impronte, vicino alla cappella e sul monte.</p>
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<p>Raccontata da Moletto Emma – V B – DD – Casati</p>
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<h2>La mia città sommersa dall’acqua</h2>
<p>Io sono nato in Marocco, in una città chiamata Khourigba.</p>
<p>Si racconta che, tantissimi anni fa (forse cinquantamilioni di anni fa) la mia città era tutto mare; dopo ci furono dei terremoti e il mare si ritirò e si seccò. In questo mare c’erano tanti pesci e di questi pesci rimasero solo i detriti.</p>
<p>Questi detriti sono diventati così terra e questa terra è stata chiamata Fosfat. Fosfat, la terra, è diventata concime per l’agricoltura.</p>
<p>Un giorno dei bambini salirono su una montagna e trovarono dei denti di quei pesci che c’erano una volta nel mare; con questi denti si fece un grandissimo quadro.</p>
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<p>Raccontata da Aatiq Mohamed – V B – DD Casati</p>
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<h2>La storia dell’albero castagno</h2>
<p>Quest’albero è nato sulla collina di S. Antonio di Ferrere, è un albero secolare intorno al quale sono nate molte leggende.</p>
<p>Una di queste racconta che durante l’invasione delle truppe di Napoleone, i soldati andavano da una cascina all’altra per derubare il bestiame e gli oggetti di valore. I contadini, per proteggere i loro pochi valori, li raggrupparono in una scatola di metallo e la nascosero nella cavità dell’albero.</p>
<p>Dopo diversi anni, ritornarono all’albero per recuperare i loro valori ma la cassetta di metallo non c’era più.</p>
<p>Si narra che il tesoro sia ancora nascosto da qualche parte nelle viscere dell’albero.</p>
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<p>Raccontata da Marcolungo Stefano – V B – DD Casati</p>
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<h2>Mio nonno</h2>
<p>Mio nonno mi ha raccontato che in tempo di guerra, due gemelli vivevano con il nonno in una cascina chiamata Cascina Barco.</p>
<p>Un giorno, purtroppo, il nonno morì e i due gemelli rimasero a vivere in quella cascina.</p>
<p>Una notte sentirono dei passi al piano inferiore e sentirono anche il canto che cantava il nonno quando era i vita. I due per paura si misero sotto le coperte e aspettarono fino al mattino.</p>
<p>Il mattino dopo Bruno chiese a suo fratello se aveva sentito anche lui quei rumori. Il fratello gli rispose di sì e disse anche che il nonno era venuto a trovarli.</p>
<p>Ancora adesso si dice che in quella cascina ci sia il fantasma del nonno.</p>
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<p>Raccontata da Letizia Beduglio – V B – Casati</p>
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<h2>La Rosa Pimpernella</h2>
<p>C’era una volta un Re che aveva tutto tranne una cosa: la rosa pimpernella.</p>
<p>Disse allora ai suoi figlioli che avrebbe donato la metà del suo regno a chi, di loro due, avrebbe trovato la rosa pimpernella.</p>
<p>Quando i due figli andarono alla ricerca della rosa, Silvio seguì da lontano la sorella Pimpa perché era certo che lei avrebbe trovato la rosa.</p>
<p>La sorella trovò infatti la rosa, il fratello la uccise, prese la rosa e tornò dal padre.</p>
<p>Quando il Re però scoprì che il figlio aveva ucciso la sorella, mise Silvio in una botte con dei pungiglioni e lo buttò nel fiume.</p>
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<p>Raccontata da Valentina Starace – V B</p>
<p>Casati</p>
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		<title>SCUOLA BALBIS</title>
		<link>http://www.favolefilosofiche.com/?p=1149</link>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 11:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pasquale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[RACCONTI CONSENTITI 
SCUOLA BALBIS &#8211; CAVORETTO
CLASSE  V
…&#8230;
E’ un po’ tragica…..
C’ è una ragazza che con la sua famiglia si trasferisce in un villaggio ai piedi di una montagna.
Un giorno decide di fare un giro da sola sulla montagna e dei lupi la seguono allora lei ha paura perché questi lupi erano affamati e va a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ff6600;">RACCONTI CONSENTITI</span><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;"><span style="color: #ff6600;"> </span></span></h1>
<p style="text-align: center;"><strong>SCUOLA BALBIS &#8211; CAVORETTO</strong></p>
<p style="text-align: center;">CLASSE  V</p>
<p style="text-align: left;"><strong>…&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: left;">E’ un po’ tragica…..</p>
<p style="text-align: left;">C’ è una ragazza che con la sua famiglia si trasferisce in un villaggio ai piedi di una montagna.</p>
<p style="text-align: left;">Un giorno decide di fare un giro da sola sulla montagna e dei lupi la seguono allora lei ha paura perché questi lupi erano affamati e va a finire davanti ad un burrone</p>
<p style="text-align: left;">Allora lei non sa più cosa fare e si butta giù, ma gli angeli la salvano e la portano giù</p>
<p style="text-align: left;">Allora lo va a dire alla famiglia che così gliela fa vedere li porta su prova a buttarsi però cade giù</p>
<p style="text-align: left;">e………muore.</p>
<p style="text-align: left;"><em>(Storia raccontata dalla nonna che gliela raccontava la zia; piemonte)</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Lorenzo</strong></p>
<p style="text-align: left;">Il titolo non lo so…l’ho dimenticato….</p>
<p style="text-align: left;">…che ci sono due sorelle anche a loro padre e madre sono morti.</p>
<p style="text-align: left;">Una è laboriosa, lavora nei campi l’altra invece è pigrotta.</p>
<p style="text-align: left;">Allora c’è un pastore che ha una casa con una vigna e il gregge.</p>
<p style="text-align: left;">E il gregge lo deve portare al pascolo fuori dalla città per più della metà dell’anno e allora voleva cercarsi moglie per aver qualcuno che curasse la vigna allora  si ricondava tutte le fanciulle del paese, ma nessuna gli andava bene allora si ricordava delle due sorelle.</p>
<p style="text-align: left;">E la sorella laboriosa ha detto alla sorella pigrona che veniva a sposarlo il pastore perché lui pensava che la sorella era anche lei laboriosa e lavorava nei campi e si sposarono per un mese restarono insieme, però poipartrì il marito e gli disse:</p>
<p style="text-align: left;">&lt;Quando vedi altri signori che vanno a tagliare la vigna vai anche tu</p>
<p style="text-align: left;">Quando vedi che loro raccolgono raccogli anche tu e alla sera tessi un filo di lana&gt;</p>
<p style="text-align: left;">Allora lei fece così per due giorni, poi si stufò e non fecepiù niente.</p>
<p style="text-align: left;">Poi quando veniva di nuovo il marito lui vide la vigna che non era curata niente e ritorna dalla moglie e gli chiede:</p>
<p style="text-align: left;">&lt;Ma cosa è successo alla vigna?&gt;</p>
<p style="text-align: left;">&lt;Non ho mai visto dei signori che andavano a raccogliere…&gt; inventa lei</p>
<p style="text-align: left;">E quando lui dice</p>
<p style="text-align: left;">&lt;Hai tessuto?&gt; e lei risponde sì gli tira su sempre lo stesso gomitolo per sei volte.</p>
<p style="text-align: left;">Ogni volta in questo paese quando i pastori ritornavano c’era il ballo.</p>
<p style="text-align: left;">Le dice di mettersi tutto un vestito rigidissimo che le faceva malissimo e quando ballavano ècascata più volte perché era tutto rigido e ritornata a casa non era tanto in forma.</p>
<p style="text-align: left;">Questa volta il marito non le dice niente però lei sveglia quando vede gli altri che raccoglievano lei raccoglieva loro tagliavano e lei tagliava e alla sera invece di dormire subito tesseva.</p>
<p style="text-align: left;">Quando ritornava il pastore vide che la vigna era curata benissimo e era tessuto tutto e al ballo lei invece di andare con l’abito con cui era andata l’ultima volta è andatacon l’abito da matrimonio.</p>
<p style="text-align: left;"><em>(Storia raccontata dal papà origini toscane)</em></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><strong>Elisa</strong></p>
<p style="text-align: left;">La creazione del lago Trasimeno</p>
<p style="text-align: left;">In toscana era finita tutta l’acqua, le persone non sapevano come fare perché non cresceva più l’erba,il grano e allora hanno deciso che qualcuno doveva andare dagli dei e chiedere che arrivasse l’acqua.Però gli dei non gliela danno allora la moglie di un signore muore allora lui fa un boco si mette sul fondo e piange…..e così nasce il lago.</p>
<p style="text-align: left;"><em>(Storia raccontata dal papà che l’ha sentita da una guida turistica)</em></p>
<p style="text-align: left;"><em> </em></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><strong>Alessandro</strong></p>
<p style="text-align: left;">C’ era una volta nei boschi una volpe che andava sempre in giro e aveva scoperto una cascina dove c’erano molte galline quindi andava sempre avedere e guardare come era per provare a entrare.</p>
<p style="text-align: left;">Una notte andò in quel posto provò ad entrare scavò nella terra e rubò delle galline.</p>
<p style="text-align: left;">Il propietario della cascina sentì dei rumori quindi andò a vedere, ma non trovò nulla perché la volpe era già scappata con una gallina.</p>
<p style="text-align: left;">La notte dopo il cacciatore che aveva paura che gli rubassero altre galline si mise in un angolo con un fucile ad aspettare la persona o l’animale che c’era.</p>
<p style="text-align: left;">La volpe che aveva ancora fame e doveva farsi le provviste ritornò alla cascina in un’ altra sera prese una gallina e però riuscì ascappare ancora la cacciatore.</p>
<p style="text-align: left;">La notte dopo ripeova ad entrare però quella volta il cacciatore aveva recintato tutto e la volpe riusci di nuovo scavando molto di più facendo ancora più fatica quindi era anche stanca e più lenta e non riusciva più a prendere le galline.</p>
<p style="text-align: left;">Il cacciatore questa volta la vide le sparò e prese la volpe che morì con la gallina in bocca.</p>
<p style="text-align: left;"><em>(Storia raccontata dalla nonna che gliela raccontava sua mamma quando andavano a passeggiare nei boschi di un paesino tra il piemonte e la liguria)</em></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Cecilia</strong></em></p>
<p style="text-align: left;">Due sorelle erano andate a vivere nel bosco da sole e anche loro se la sapevano cavare</p>
<p style="text-align: left;">Un inverno venne un leone&#8230;o no&#8230;.non un leone&#8230;un orso tutto infreddolito e loro lo fecero entrare.</p>
<p style="text-align: left;">Quest&#8217;orso si faceva coccolare e le faceva divertire.</p>
<p style="text-align: left;">Poi quando arrivò la primavera l&#8217;orso se ne andò e le due sorelle videro un nanetto al lago che stava pescando.</p>
<p style="text-align: left;">Ad un certo punto un pesce abboccò all&#8217;amo però il nanetto essendo piccolo si fa trascinare dal pesce e le due sorelle vanno a riprenderlo però al nanetto sfugge la canna da pesca di mano  quindi le rimprovera dicendo che gli era costata tanto la canna da pesca, poteva prendere un pesce e tutte queste cose qua.</p>
<p style="text-align: left;">Poi venne l&#8217;inverno dopo e ritornò l&#8217;orso di nuovo giocavano con lui, lo coccolavano e poi in primavera sempre se ne andò e le due sorelle rividero il nanetto che però stava portando un sacco e tirava tirava solo un centimetro poi si riposava un secondo ritirava e lo faceva avanzare solo un centimetro, quindi loro prima di aiutare il nanetto pensarono a cosa potevano fargli di male e non trovavano niente quindi aiutarono il nanetto, ma il nanetto di nuovo&#8230;..cioè una teneva fermo il nanetto e l&#8217;altra tirava il pacco.</p>
<p style="text-align: left;">Poi arrivò di nuovo l&#8217;orso che vide questo nanetto gli diede una zampata e il nanetto morì&#8230;</p>
<p style="text-align: left;">però la pelle dell&#8217;orso si tolse e dall&#8217;orso venne un principe.</p>
<p style="text-align: left;"><em>(storia raccontata dalla mamma)</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Pietro</strong></p>
<p style="text-align: left;">storia del topo e del leone<em> (raccontata dalla nonna)</em></p>
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		<title>SCUOLA D&#8217;AZEGLIO</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 11:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pasquale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[« Storie di partenze e arrivi »
Alunni della classe V C Scuola Primaria R. D’Azeglio Torino
Insegnanti: Baroni Rachela – Azzalini Laura.


Racconto una storia di partenze (o di arrivi) verso le montagne dell’altopiano dell’Etiopia.
Vi racconto la storia di una partenza che si ripete ogni giorno dell’anno, tranne nei mesi più caldi, da molti secoli. E’ il viaggio delle carovane del sale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: xx-large;"><span style="color: #ff6600;">« Storie di partenze e arrivi »</span></span></p>
<p style="text-align: center;">Alunni della classe V C Scuola Primaria R. D’Azeglio Torino</p>
<p style="text-align: center;">Insegnanti: Baroni Rachela – Azzalini Laura.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Racconto una storia di partenze (o di arrivi) verso le montagne dell’altopiano dell’Etiopia.</strong></p>
<p>Vi racconto la storia di una partenza che si ripete ogni giorno dell’anno, tranne nei mesi più caldi, da molti secoli. E’ il viaggio delle carovane del sale che partono dal punto più basso della terra, a 120 metri sotto il livello del mare, dove c’è un immenso giacimento di sale, il cui spessore raggiunge anche 3 mila metri, che riempie il bacino di un antico lago.</p>
<p>Qui i nomadi della Dancalia estraggono il  sale. Utilizzando come leva dei bastoni e delle pertiche, gli Afar (questo è il nome di questo popolo) spaccano grosse placche della crosta di sale, che vengono poi spezzate a colpi di ascia. A piccole squadre di 4 – 6 persone, lavorano in questo deserto bianco.</p>
<p>Ancora oggi il sale, dopo essere stato escavato, viene faticosamente tagliato a mano in blocchi regolari; solo lo spessore cambia: ci sono barre spesse ed altre più sottili, queste ultime destinate alla vendita al dettaglio sui mercati.</p>
<p>Le barre vengono poi legate con grosse funi e caricate sulle bestie da soma che le porteranno fino al Tigrai, tra le montagne</p>
<p>Caricate le barre di sale  sulla groppa degli animali,  le carovane possono partire</p>
<p>Tre, quattromila dromedari, e asini e muli, camminano  in una fila quasi ininterrotta.</p>
<p>Seguono un antico percorso, più di 200 km con un dislivello di quasi 3 mila metri, faticosissimo per il caldo, il carico, la salita.</p>
<p>Ahmed Ale , il “pozzo di Hamed”, pochi metri sotto il livello del mare, è il punto di incontro dell’andata e ritorno delle carovane del Dallol che qui transitano formando una fila interminabile di dromedari. In questo piccolo villaggio, c’è un pozzo dove non manca mai l’acqua.</p>
<p>Lasciato il villaggio, la pista del sale si inoltra in uno stretto canyon, di 23 chilometri, scavato tra le rocce, al centro del quale scorre un piccolo fiume stagionale.</p>
<p>Nel canyon transitano  sia le carovane in partenza che quelle in arrivo. Solo il sabato il traffico rallenta: il venerdì infatti – giorno di festa per gli islamici – sono in pochi a lavorare e la produzione del sale è quindi  più scarsa.  Quindi il sabato lungo il canyon circolano soprattutto le carovane che rientrano verso il lago salato. Con un carico più leggero (solitamente foraggio, fascine di legna o altri acquisti fatti nei mercati del nord), esse procedono più speditamente.</p>
<p>Viaggiano di giorno ma soprattutto di notte quando fa meno caldo. Si fermano solo ogni tanto per riposarsi all’ombra e per bere</p>
<p>All’uscita dal canyon il paesaggio è cambiato. Le ripide pareti di roccia sono diventate dolci colline punteggiate dalle acacie. C’è anche un piccolo specchio d’acqua che serve da posto di sosta per i dromedari.</p>
<p>Lungo il percorso non ci sono grandi villaggi, ma solo piccoli gruppi di capanne di paglia abitate da donne e bambini, tutti Afar .</p>
<p>La fila dei dromedari,  non si fermata mai. Camminerà fino al Tigrai, dove le lastre di sale saranno messe in vendita.</p>
<p><strong>A cura di Benedetta M.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>PARTENZA  VERSO … il mare del nord</strong></p>
<p><strong>DéPART VERS… La mer du nord</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Quando  la mia mamma aveva la mia età, tutta la famiglia, il mese di Agosto, andava al mare del nord.</p>
<p>La cittadina di St Idesbald distava circa 200 km dalla città di Hannut dove abitava la famiglia Toussaint composta da 5 figli e i genitori.</p>
<p>La preparazione dei bagagli era durata 2 giorni, mia nonna aveva preparato le valigie per ognuno.</p>
<p>La mattina della partenza mio nonno sistemava le 7 biciclette sul tetto dell’automobile. Qualche ora dopo si partiva.</p>
<p>Il viaggio durava 3-4 ore perché mio nonno faceva 2 soste: a Leuven per verificare se le biciclette erano ben legate e la seconda dopo Bruxelles per consumare il pranzo a base di uova strapazzate e tartine. Sulla Mercedes di mio nonno si stava comodi nonostante il numeroso carico: racchette da tennis,  un gommone, un paravento e accessori vari. Ci si sedeva in 3 davanti e 4 dietro.</p>
<p>Arrivati a destinazione, tramite una catena, si scaricava e la nonna sistemava il tutto nella casa e mia madre aiutava a fare i 6 letti.</p>
<p>Infine tutti correva alla spiaggia !</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Quand ma maman avait mon âge l’été durant le mois d’aout, toute la famille allait à la mer du nord.</p>
<p>Le village de St Idesbald est situé à 200 km de la ville de Hannut où habitait la famille Toussaint</p>
<p>composée de 5 enfants et les parents.</p>
<p>La préparation des bagages avait duré 2 jours, ma grand-mère avait préparé les valises pour chacun.</p>
<p>Le matin du départ  bon –papa chargeait les 7 vélos sur le toit de la voiture.</p>
<p>Quelques heures plus tard on partait.</p>
<p>Le voyage durait 3-4 heures parce que mon grand-père faisait 2 arrêts: à Leuven pour vérifier si les vélos étaient bien attachés et la seconde après Bruxelles pour prendre un déjeuner à base de tartines d’œufs brouillés. Sur la Mercedes de mon grand-père on était à l’aise malgré le chargement important: raquettes de tennis, un pneumatique, un paravent et d’autres accessoires. On s’asseyait à 3 devant et à 4 derrière. Arrivés à destination on faisait la chaine pour décharger et puis grand-mère mettait tout en ordre dans la maison et maman l’aidait à faire les 6 lits.</p>
<p>A la fin tous courraient à la plage !</p>
<p><strong>A cura di Thomas R.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Racconto una storia su partenze o arrivi&#8230;</strong></p>
<p>Il mio bisnonno insieme ai suoi fratelli, intorno al 1938, avevano portato in Somalia la loro impresa di costruzioni.</p>
<p>Mio nonno era rientrato in Italia per sposarsi con mia nonna, mentre i suoi fratelli erano rimasti in Africa per continuare il loro lavoro.</p>
<p>Nel frattempo era scoppiata la guerra e in Somalia arrivarono gli inglesi.</p>
<p>I miei prozii tentarono in tutti di tornare in Italia, ma gli inglesi non permetterono loro andarsene. Essendo loro ingegneri furono incaricati, dal governo inglese, di costruire strade, ponti e quanto necessario.</p>
<p>La loro permanenza forzata, durò abbastanza a lungo, tanto che anche i loro figli nacquero in quel paese.</p>
<p>Soltanto alla fine della guerra poterono lasciare la Somalia e tornare finalmente in Italia.</p>
<p><strong>A cura di Francesca G. </strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Proverbio triestino</strong></p>
<p>Tram a 150 Km/h</p>
<p>E anche il tram di Opcina s’è nato disgrasià</p>
<p>Venendo giù da scorcola  s’è ga ribaltà</p>
<p>Bona di Dio che iera giorno di lavor</p>
<p>E dentro non ghe iera che il povero frenator</p>
<p>Ghe iera la bora a 150 alor</p>
<p>Le ga dato na spinta e s’è ga ribaltà.</p>
<p><strong>A cura di Virginia V. M.</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>*****</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>RACCONTO UNA STORIA DI ARRIVI VERSO CASA.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L&#8217;otto Settembre 1943 mio nonno si trovava con il suo reggimento vicino a Napoli, quando arrivò la notizia dell&#8217; armistizio. Il comandante  del reggimento decise di consegnare sé, gli ufficiali e tutto il reggimento ai tedeschi e diede l&#8217; incarico a mio nonno, che era un ufficiale, di rimanere a controllare l&#8217; accampamento.</p>
<p>Il nonno seppe in seguito che il comandante e tutti gli ufficiali furono passarono subito per le armi e i soldati deportati nei campi di concentramento.</p>
<p>Appena l&#8217; ultimo soldato se ne andò, il nonno pensò di darsela a gambe.</p>
<p>Vicino all’ accampamento si trovava un piccolo paese dove egli si recò.</p>
<p>Qui una donna, vedendolo con abiti da militare, capì la situazione, lo ospitò a casa sua  per una notte, lo fece radere, gli diede abiti da civile che erano di suo marito morto.</p>
<p>Qui cominciò la sua avventura di ritorno verso casa in Piemonte.</p>
<p>Viaggiò in parte a piedi, in parte su carri trainati da animali, in parte sul treno. Cercò comunque di evitare viaggi in treno perché, durante uno di questi, il treno fu fermato  in aperta campagna dai tedeschi che cercavano appunto militari italiani fuggiti. Quando capì che i tedeschi  stavano salendo sul treno, egli  si nascose in bagno e un uomo ,vedendo la situazione, lo aiutò mettendo le sue valige davanti al bagno e vi si sedette sopra. I tedeschi passarono oltre senza controllare e così fu salvo.</p>
<p>Nei suoi viaggi a piedi cercava di muoversi sopratutto di notte e su sentieri di campagna per non farsi vedere. Però a volte gli capitava di viaggiare anche di giorno e una di queste volte gli capitò di  dover passare davanti a un posto di blocco dei tedeschi. Non appena li vide, irrigidì una gamba e passò davanti a loro fingendosi zoppo così i tedeschi non gli fecero caso.</p>
<p>Durante il lungo viaggio di ritorno a casa molte persone lo aiutarono, chi gli diede da mangiare, chi lo ospitò per la notte, chi gli diede vestiti puliti.</p>
<p>Finalmente, dopo circa un mese di viaggio riuscì a tornare a casa.</p>
<p>Qualcuno, riconoscendolo, lo disse alla mia bisnonna. Ella che stava lavando delle  bottiglie, le lasciò cadere e andò ad abbracciarlo.</p>
<p><strong>A cura di Ester D.</strong></p>
<p>*****</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Betta vinni e Betta s&#8217;indivai</strong></p>
<p>A cresia du paisi veniva na fimmina nu pocu storta, tunda tunda comu si dici, chi non sapiva né mi leggi e né mi scrivi  Stava &#8216;nta  campagna, era sula e senza parenti pecchi&#8217; so mamma &#8216;ndavia morutu  quandu idda era ancora piccirigdda e nuddu sapiva cu cui a &#8216;ndavia fattu. Lavurava nu pocu i campagna du baruni  e non parrava mai cu nuddu, accussi&#8217; non eppi mai u modu i s&#8217;mpara nenti i chiddi chi erunu i cosi da chiesa. Non di menu quandu c&#8217;era cchi festa o era dominica  idda s&#8217;indiia sempre a missa e appresso i pricissioni e quandu i genti cantavanu  o pregavanu non sapia chi mi dici. &#8216;Nte pricissioni si mentiva arretu e quandu l&#8217;attri pregavanu s&#8217;indi stava zitta ca facci &#8216;mbasciata e chi brazza conserti o si battiva u pettu. Quandu iva a missa, inveci, a furia i sentiri i genti chi appena a vidivunu chi trasia dicivunu: “vinni Betta” e ridivunu sutta sutta, idda si piazzava &#8216;nto menzu da chiesa e diciva &#8220;Signuri Betta vinni” e stava dda &#8216;mpalata finu a chi a missa non finiva, allura guardava u Crucifissu supra all&#8217;altari e diciva: &#8220;Signuri Betta síindivai&#8221;. Chista era Betta e i genti cuntunu ca quandu stava morendu e u previti iu mi si duna lí estrema unzioni  inveci i rispundi &#8220;Amen&#8221; dissi &#8220;Signuri Betta síindivai&#8221;.</p>
<p><strong>Traduzione.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> Betta va a Messa e ritorna dalla Messa. </strong></p>
<p>Alla chiesa del paese veniva una donna un pò ritardata che non sapeva né leggere e né scrivere. Stava in campagna, era sola e senza parenti perché la madre era morta quando lei era ancora piccola e nessuno sapeva chi l&#8217;aveva fatta. Lavorava un poco nei terreni di proprietà del barone e non parlava mai con nessuno, così non aveva avuto modo di poter imparare niente di quelle che erano le preghiere e le cose di chiesa. Nonostante tutto partecipava a tutte le manifestazioni religiose e non perdeva una messa. Nelle processioni stava sempre indietro, con il viso rivolto verso il basso e le braccia incrociate. Quando tutti pregavano o cantavano qualche inno lei non sapeva cosa dire, chinava la testa e si batteva il petto.</p>
<p>Quando entrava in chiesa per la messa  si era abituata a sentire la gente ridacchiare e dirsi l&#8217;un con l&#8217;altro “Betta vinni (Betta è arrivata)” .Imperterrita avanzava fino in mezzo alla navata, si fermava da una parte nel corridoio tra i banchi e diceva “Signuri Betta vinni (Signore Betta è arrivata)”, poi stava lì impalata fino a quando la messa non finiva  e quando vedeva la gente muoversi per uscire alzava la mano verso il Crocefisso dell&#8217;altare e diceva “Signuri Betta s&#8217;indivai (Signore Betta va via)”.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Questo era tutto quello che Betta riusciva a dire al Signore. La gente racconta che quando stava per morire una vicina portò il prete per farle dare l&#8217;estrema unzione e mentre i presenti risposero &#8220;Amen&#8221; alle litanie. Lei disse con un filo di voce “Signuri Betta s&#8217;indivai (Signore Betta va via)”.</p>
<p><strong>A cura di Federica L.</strong></p>
<p>*****</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>PARTENZA</strong></p>
<p>Questa estate sono andata in un centro estivo e ho conosciuto un’educatrice che si chiama Caterina.</p>
<p>Mi trovavo molto bene con lei, però purtroppo  alla fine dell’estate è partita.</p>
<p>Caterina è andata a lavorare  con altri bambini in un villaggio in Africa.</p>
<p>Mi dispiace per la sua partenza però sono contenta perché è andata da altri bambini.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>ARRIVO</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Durante le vacanze di Natale è venuta a trovarmi una mia amica che si chiama Arianna.</p>
<p>Lei abita a Roma, ci siamo conosciute nel 2004 a Rimini mentre eravamo in vacanza.</p>
<p>E’ stato bello rivedersi dopo cinque anni e vedere come siamo cresciute e cambiate.</p>
<p><strong>A cura di Sara R.</strong></p>
<p>*****</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>RACCONTO  UNA STORIA  DI  PARTENZE ( O DI ARRIVI )  VERSO …</strong></p>
<p><strong>LA GATTA RITORNO’</strong></p>
<p>Il  vecchio signor Johnson aveva i suoi problemi</p>
<p>Aveva una gatta gialla che non voleva lasciare la sua casa;</p>
<p>Provò e provò a dare via la gatta,</p>
<p>la diede a un uomo che andava lontano lontano.</p>
<p><strong>RITORNELLO : Ma la gatta tornò proprio il giorno dopo,</strong></p>
<p><strong>la gatta tornò,  pensavamo fosse spacciata</strong></p>
<p><strong>ma la gatta tornò, proprio non riusciva a stare lontano.</strong></p>
<p><strong>Via, via, sì, sì, sì </strong></p>
<p>L’ uomo dietro l’angolo, giurò che avrebbe ucciso la gatta non appena l’avesse vista,</p>
<p>Caricò il suo fucile con chiodi e dinamite;</p>
<p>Aspettò e attese che la gatta si mostrasse,</p>
<p>novantasette pezzi dell’uomo fu tutto ciò che si trovò.</p>
<p><strong>RIT. Ma la gatta tornò proprio il giorno dopo…</strong></p>
<p>La diede a un ragazzino con un biglietto da un dollaro,</p>
<p>gli disse di portarla in barca sul fiume;</p>
<p>le legarono una corda intorno al collo, doveva pesare una libbra,</p>
<p>ora dragano il fiume per cercare il ragazzino che è annegato.</p>
<p><strong>RIT. Ma la gatta tornò proprio il giorno dopo…</strong></p>
<p>La  diede ad un uomo che andava in mongolfiera,</p>
<p>gli disse di portarla all’uomo  che sta sulla luna;</p>
<p>la mongolfiera atterrò a circa novanta miglia di distanza,</p>
<p>dove si trovi ora non oso dirlo.</p>
<p><strong>RIT. Ma la gatta tornò proprio il giorno dopo…</strong></p>
<p>La diede a un uomo che andava lontano al’ovest,</p>
<p>gli disse di portarla a chi amava di più;</p>
<p>prima il treno prese male la curva, poi uscì dai binari,</p>
<p>non rimase anima viva per raccontare l’orribile storia.</p>
<p><strong>RIT. Ma la gatta tornò proprio il giorno dopo</strong></p>
<p>La gatta ebbe compagnia una notte fuori nel cortile,</p>
<p>qualcuno tirò un calzascarpe e lo lanciò con molta forza;</p>
<p>colpì la gatta dietro l’orecchio, lei pensò che il colpo fosse piuttosto lieve,</p>
<p>quando arrivò un pezzo di mattone e lanciò la gatta fuori dalla vista.</p>
<p><strong>RIT.  Ma la gatta tornò proprio il giorno dopo…</strong></p>
<p>Infine mandarono la gatta al di là dell’oceano,</p>
<p>la nave navigò solo un giorno imbarcando acqua velocemente;</p>
<p>tutta la gente si mise a pregare, la barca cominciò a ballare,</p>
<p>arrivò un fortissima raffica di vento e non si salvò nessuno</p>
<p><strong>RIT. Ma la gatta tornò proprio il giorno dopo…</strong></p>
<p>C’era uno stormo di passeri su un filo del telegrafo</p>
<p>La gatta era affamata e pensò che li avrebbe graditi per pranzo;</p>
<p>Scalando silenziosamente il palo raggiunse la cima e</p>
<p>Mise un piede sul filo elettrico che la legò in un nodo.</p>
<p><strong>RIT. Ma la gatta tornò proprio il giorno dopo…</strong></p>
<p>La gatta aveva una sua famiglia</p>
<p>Di sette gattini finché arrivò un ciclone;</p>
<p>soffiò via le case in pezzi e sballottò la gatta qui e là,</p>
<p>l’aria era piena di gattini, e non se ne trovò più nemmeno uno.</p>
<p><strong>RIT. Ma la gatta tornò proprio il giorno dopo…</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Testo originale<span style="font-weight: normal;"> </span></strong></p>
<p><strong>The Cat Came Back</strong></p>
<p><strong>Written By: Harry S. Miller (with later folk additions),<br />
 Copyright Unknown</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Old Mister Johnson had troubles of his own<br />
 He had a yellow cat which wouldn&#8217;t leave its home;<br />
 He tried and he tried to give the cat away,<br />
 He gave it to a man goin&#8217; far, far away.</p>
<p> But the cat came back the very next day,<br />
 The cat came back, we thought he was a goner<br />
 But the cat came back; it just couldn&#8217;t stay away.<br />
 Away, away, yea, yea, yea</p>
<p> The man around the corner swore he&#8217;d kill the cat on sight,<br />
 He loaded up his shotgun with nails and dynamite;<br />
 He waited and he waited for the cat to come around,<br />
 Ninety seven pieces of the man is all they found.</p>
<p> But the cat came back the very next day,<br />
 The cat came back, we thought he was a goner<br />
 But the cat came back; it just couldn&#8217;t stay away.<br />
 Away, away, yea, yea, yea</p>
<p> He gave it to a little boy with a dollar note,<br />
 Told him for to take it up the river in a boat;<br />
 They tied a rope around its neck, it must have weighed a pound<br />
 Now they drag the river for a little boy that&#8217;s drowned.</p>
<p> But the cat came back the very next day,<br />
 The cat came back, we thought he was a goner<br />
 But the cat came back; it just couldn&#8217;t stay away.<br />
 Away, away, yea, yea, yea</p>
<p> He gave it to a man going up in a balloon,<br />
 He told him for to take it to the man in the moon;<br />
 The balloon came down about ninety miles away,<br />
 Where he is now, well I dare not say.</p>
<p> But the cat came back the very next day,<br />
 The cat came back, we thought he was a goner<br />
 But the cat came back; it just couldn&#8217;t stay away.<br />
 Away, away, yea, yea, yea
</p>
<p>He gave it to a man going way out West,<br />
 Told him for to take it to the one he loved the best;<br />
 First the train hit the curve, then it jumped the rail,<br />
 Not a soul was left behind to tell the gruesome tale.</p>
<p> But the cat came back the very next day,<br />
 The cat came back, we thought he was a goner<br />
 But the cat came back; it just couldn&#8217;t stay away.<br />
 Away, away, yea, yea, yea</p>
<p> The cat it had some company one night out in the yard,<br />
 Someone threw a boot-jack, and they threw it mighty hard;<br />
 It caught the cat behind the ear, she thought it rather slight,<br />
 When along came a brick-bat and knocked the cat out of sight</p>
<p> But the cat came back the very next day,<br />
 The cat came back, we thought he was a goner<br />
 But the cat came back; it just couldn&#8217;t stay away.<br />
 Away, away, yea, yea, yea</p>
<p> Away across the ocean they did send the cat at last,<br />
 Vessel only out a day and making water fast;<br />
 People all began to pray, the boat began to toss,<br />
 A great big gust of wind came by and every soul was lost.</p>
<p> But the cat came back the very next day,<br />
 The cat came back, we thought he was a goner<br />
 But the cat came back; it just couldn&#8217;t stay away.<br />
 Away, away, yea, yea, yea</p>
<p> On a telegraph wire, sparrows sitting in a bunch,<br />
 The cat was feeling hungry, thought she&#8217;d like &#8216;em for a lunch;<br />
 Climbing softly up the pole, and when she reached the top,<br />
 Put her foot upon the electric wire, which tied her in a knot.</p>
<p> But the cat came back the very next day,<br />
 The cat came back, we thought he was a goner<br />
 But the cat came back; it just couldn&#8217;t stay away.<br />
 Away, away, yea, yea, yea</p>
<p> The cat was a possessor of a family of its own,<br />
 With seven little kittens till there came a cyclone;<br />
 Blew the houses all apart and tossed the cat around,<br />
 The air was full of kittens, and not a one was ever found.</p>
<p> But the cat came back the very next day,<br />
 The cat came back, we thought he was a goner<br />
 But the cat came back; it just couldn&#8217;t stay away.<br />
 Away, away, yea, yea, yea<br />
 <strong>A cura di Lorenzo Z.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>UNA STORIA DI ARRIVI E RITORNI.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Quando mia nonna era piccola c&#8217;era la guerra in Italia e suo padre era ricercato perché era antifascista. Decise allora di scappare in Svizzera che non era in guerra. Sua madre invece siccome aveva il passaporto svizzero poteva passare normalmente il confine. Allora decise di raggiungere il marito in Svizzera con i due bambini, di cui uno era mia nonna. Quando i partigiani seppero questa cosa le chiesero di portare agli alleati in Svizzera le coordinate per bombardare le caserme dei fascisti e non le case dei civili. Sua madre con la paura e l&#8217;ansia di sbagliare rischiando di far uccidere degli innocenti, non riusciva a memorizzare i numeri delle coordinate. Così  scucì il colletto del  fratello di mia nonna, Mico, e ci cucì dentro le coordinate. Quando passarono la dogana quegli stupidi dei fascisti doganieri,  cercando le coordinate strapparono la bambola di mia nonna a cui lei era affezionata ma non trovarono le coordinate.  Arrivarono così in Svizzera sani e salvi.</p>
<p><strong>A cura di Matteo G.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>RACCONTO UNA STORIA DI PARTENZE (O DI ARRIVI) VERSO SAAS-FEE.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Per le vacanze estive, la famiglia ed io, abbiamo deciso di  andare in Svizzera, in un posto di montagna: Saas-Fee. Non siamo partiti  tutti insieme perché eravamo in luoghi diversi. Difatti mio papà, la sua compagna, mio fratello, mia sorella e io siamo partiti da Aosta. La nonna e il nonno sono partiti da Torino, mentre lo zio, la zia e i cugini da Roma. Pur essendo partiti con orari diversi ci siamo incontrati tutti insieme prima di cena e abbiamo incominciato a sperimentare il piacere di una vacanza in comune. A Saas-Fee ci sono tante possibilità per  intrattenersi, tra le quali passeggiare, scoprire sentieri, visitare grotte … per arrivare alla grotta si prende una funivia che sorvola varie montagne per poi arrivare alla più grande grotta di ghiaccio dell’ Europa. L’abbiamo visitata ed è stato uno spettacolo straordinario.</p>
<p>Qualche sera abbiamo cenato insieme e così ho conosciuto meglio i miei cuginetti che abitano a Roma.</p>
<p>Purtroppo, ben presto, è arrivato il momento della partenza. Ci è dispiaciuto ma ci siamo ripromessi di fare una nuova vacanza l’anno prossimo. Il momento di caricare l’ automobile è lungo e faticoso perché anche se il baule è grande le valigie lo sono ancora di più, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Siamo saliti tutti in macchina e ognuno di noi è andato verso la sua casa.</p>
<p><strong>A cura di Gabriele G.</strong></p>
<p>*****</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Storia di : « andata e ritorno »<span style="font-weight: normal;"> </span></strong></p>
<p>Un giorno mi raccontarono una storia strana, ma bella; sembrava una leggenda più che un fatto accaduto.</p>
<p>Due amici toscani: uno tozzo e paffuto, l&#8217;altro magro ed atletico, decisero di andare [<strong>s'addì d'andà</strong>]</p>
<p>a fare un&#8217;escursione sulle Alpi Apuane.</p>
<p>Era la fine di Agosto, la giornata stabilita per la partenza era serena e luminosa. La gioia per la gita era tanta e spesso salendo su per i faticosi sentieri, scherzavano e cantavano.</p>
<p>Avevano da poco oltrepassato le cave di marmo  bianco e decisero di riposarsi e fare un leggero spuntino. [<strong>l'acqua di vesta fonte l'è diaccia marmata!</strong>]</p>
<p>Di lassù ammirarono il mare lontano, azzurro e calmo. [I<strong>l mondo di quassù pare tutto sano, invece l'è tutto buato pure lui..!</strong>]</p>
<p>Dopo la siesta ripresero il sentiero per raggiungere il Monte Forato.</p>
<p>Ad un tratto un colpo nel cielo: era un tuono, sembrava impossibile con un cielo così azzurro. Di li a poco un altro tuono poi nuvole e nebbia nel loro cammino.</p>
<p>L&#8217;amico tarchiato sente molto la fatica e prova forti capogiri,[ <strong>sembri un morto  ne' cenci!</strong> ] ma con estrema volontà raggiungono la cima.</p>
<p>La nebbia si faceva sempre più fitta e la paura pure, decisero subito di tornare in dietro, ma persero l&#8217;orientamento e finirono in un posto sconosciuto. Avvolti dalla nebbia, spaventati e stanchi iniziarono a gridare: Aiuto, aiuto, aiutateci, ma il luogo sembrava lontano da case e uomini, non un rumore  né un segno di vita. [<strong>Indove siamo capitati?</strong>]. Ma ad un tratto sentirono qualcosa, poi videro una piccola ombra vicino a loro, era un cane pastore. Si avvicinò ai due disperati li annusò, li leccò poi prese a camminare nella direzione opposta alla loro. [<strong>O nini gli s'addà retta?</strong>].</p>
<p>I due amici lo seguirono tra la nebbia e l&#8217;incertezza, la bestiola ogni tanto si girava  come per incitarli  a seguirlo. Dopo più di due ore di discesa  si fermò ed iniziò ad abbaiare in modo insolito. I due amici si guardarono senza capire, ma lo seguirono ancora e fra la nebbia meno fitta videro un gregge di pecore. Erano salvi grazie al cane pastore, attesero un po&#8217; in sua compagnia riprendendo fiato. [<strong>O nini, hai visto a dar retta al cane c'è andata a fico?</strong>]</p>
<p>Nel frattempo una ventata illuminò il sentiero e videro il mare lontano; erano sulla strada del ritorno. Nello zaino avevano dei resti di cibo, li offrirono alla cara bestiola, non lo volle, ma li salutò annusandoli e leccandogli ripetutamente agitando la coda. Nel momento dello sconforto e della solitudine sembra impossibile che una bestiola possa evitare situazioni disperate, invece tutto è possibile. [ <strong>Dio bono, salato è stato vedè il Monte Forato. Buato come il cacio pecorino che fa la mì nonna!</strong>].</p>
<p><strong>A cura di Cecilia D.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>LA STORIA DI UNA PARTENZA PER LA GUERRA, PER OTTENERE UN FUTURO MIGLIORE. </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>…quel giorno stesso partii per la guerra. Faceva freddo e c’era la nebbia. Primavera inoltrata, non sapevo cosa mi aspettasse un domani arrivato nell’esercito.</p>
<p>Ero partito per due semplici motivi:</p>
<p>-Avevo uno smisurato amore per la patria, anche se negli anni della guerra riconobbi la terribile furia omicida che scorreva nel sangue degli italiani (e non solo )nazisti  e di tutti i persecutori di persone innocenti.</p>
<p>-Sono partito per ottenere un futuro migliore per me, ma soprattutto per il prossimo.</p>
<p>Già il giorno seguente mi accorsi cosa significasse arruolarsi nell’esercito e delle regole a cui dovevo ubbidire.</p>
<p>Diciamocelo, non è stato un granchè come ‘soggiorno’, ma son tornato presto a casa;</p>
<p>mentre altri con più voglia e coraggio di me sono restati e hanno combattuto la 2° guerra mondiale.</p>
<p><strong>A cura di Marco B.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Storie di partenze e arrivi….verso il nord.</strong></p>
<p>Ricordo ancora quel mattino di dicembre mentre abbracciavo i miei nonni e mia zia, la valigia per terra davanti la porta, le lacrime di mia mamma e dei miei nonni. Allora non compresi perché piangevano (lo capii qualche tempo dopo). Mia mamma, io e mio fratello salimmo sopra un’automobile, direzione Palermo, esattamente la stazione ferroviaria. Solo mia madre trovò posto a sedere, io e mio fratello trovammo posto sulle panchette del corridoio. Viaggiammo fino a Torino con quella sistemazione. Ricordo ancora la giornata di sole nonostante fosse dicembre. Affacciato al finestrino del treno vedevo il paesaggio siciliano scorrere davanti agli occhi (era la prima volta che salivo sul treno, allora avevo sei anni). Lasciavamo una terra di smisurata bellezza e anche di miseria  verso un luogo sconosciuto. Il traghetto a Messina sembrava una nave da crociera, in piedi sul ponte sentivo l’odore del mare. Il treno correva , cambiava il paesaggio e anche il clima, sole, pioggia e neve. Stazioni con nomi di paesi che non avevo mai sentito nominare. Poi finalmente dopo un giorno e una notte di viaggio….Torino , stazione Porta Nuova, mio padre era lì ad aspettarci. Torino era imbiancata di neve. Il freddo era pungente, incominciava una nuova vita di speranza.</p>
<p><strong>A cura di Francesca S.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Una storia di partenze ed arrivi: alla scoperta dell&#8217;  India.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mia mamma, che è sempre stata una grande viaggiatrice, quando era giovane è andata in India.</p>
<p>Quando era là, in pullman, i bambini le saltavano in braccio. Questi bambini erano poveri, a piedi scalzi.</p>
<p>Quando scese, incontrò molte persone povere. Lei mi ha raccontato spesso questa storia, io mi chiedo perché al mondo ci sono persone ricchissime e persone poverissime&#8230;</p>
<p>Quindi un giorno vorrei partire per dare a queste persone ciò di cui hanno bisogno per non morire di fame.</p>
<p>So che molti bambini in questo paese non possono andare a scuola, mi dispiace perché magari queste persone avranno più problemi a trovare lavoro.</p>
<p><strong>A cura di Margherita B.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>RACCONTO UNA STORIA DI PARTENZE ( O DI ARRIVI ) VERSO TORINO. </strong></p>
<p>Era il 1942.</p>
<p>Eravamo a Bossolasco ed era scoppiata la guerra.</p>
<p>Io e mio papà prendemmo il treno per andare a Torino.</p>
<p>Arrivati a Torino andammo dai miei zii che ci diedero uno zaino pieno di tabacco e pistole per i partigiani.</p>
<p>Poi andammo in pullman fino ad Alba. Ormai erano le 8.00 di sera e suonò il coprifuoco. Eravamo nei guai ma, nonostante il coprifuoco, decidemmo di proseguire. Piano, piano ci incamminammo verso Bossolasco. Poi si sentì il rumore di una camionetta dei militari così ci sdraiammo in un fosso sul lato della strada e i militari passarono senza vederci.</p>
<p>Dopo sette ore di cammino arrivammo a Bossolasco sani e salvi, il campanile suonò le 3.00 del mattino.</p>
<p>Nascondemmo lo zaino in cantina e andammo a dormire esausti per la fatica e lo scampato pericolo.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Una storia vera raccontata da mio nonno.</p>
<p><strong>A cura di Marta G.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>RACCONTO UNA STORIA DI PARTENZE VERSO LA FRANCIA.</strong></p>
<p>“Sono partito a 17 anni, con uno zaino in spalla contenente un paio di calze, una camicia e un paio di pantaloni; senza ricevere da papà neppure un abbraccio.”  Michele aveva perso la mamma da molti anni e nel dopoguerra lavorava a Torino nel campo dell’edilizia, e ogni giorno da Barge ci andava in treno. In uno dei suoi viaggi sente alcuni compagni di lavoro parlare del fatto che l’indomani sarebbero andati in Francia, dove il lavoro era più stabile. Michele decide di unirsi a loro. Era il mese di aprile del ’49 quando Michele decise di partire per la Francia. Alle 4.00 del mattino, lui e quelli che considerava ormai amici presero il treno per Bricherasio, e lì quello per Torre Pellice, da dove il viaggio proseguì a piedi, lungo i sentieri battuti dai contrabbandieri e dagli emigranti clandestini. Dopo aver valicato il colle dell’Urina, Michele e i suoi compagni arrivarono nel paese di Valpreveyre, in Francia. Lì un datore di lavoro aveva bisogno di lavoratori per ricostruire le case che erano state distrutte nella guerra appena finita, così Michele trovò posto come manovale insieme ai suoi compagni. Erano costretti a dormire in otto nella stessa stanza, su materassi così sporchi da essere neri, ma Michele era abituato ad adattarsi e rimase lì fino a dicembre.</p>
<p><strong>A cura di Lea M. e Irma T.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><strong>La Masca Micilina</strong></p>
<p>Nel piccolo paese di Pocapaglia, tra burroni e rocche irte di creste acuminate, visse  una donna piccola, dalla faccia scura, i capelli rossi, che andava per le strade del paesello gesticolando e pronunciando strane parole, dialogando probabilmente con gli spiriti maligni e forse, addirittura, con il diavolo in persona.</p>
<p>Chiunque avesse a che fare con lei finiva sempre in un mare di guai.</p>
<p>Si diceva infatti che un giorno, mentre chiacchierava con alcune comari, avesse toccato sulle spalle la figlia di una di loro alla quale, il giorno dopo, era cresciuta la gobba.</p>
<p>Un&#8217;altra volta aveva toccato una ragazzina che tornava da una vigna e la poverina era diventata, successivamente, tutta storta.</p>
<p>Il maleficio peggiore l&#8217;aveva però riservato al marito: pare che, quel giorno, lei fosse andata al mercato e avesse perso una scommessa sul peso di un cesto di ciliegie, pertanto aveva una gran paura della reazione del marito, uomo manesco e violento.</p>
<p>Aveva incontrato allora uno strano individuo (si dice che fosse il diavolo in persona) che aveva tracciato un cerchio sul suolo, invitandola a mettervi dentro un piede, mentre lui pronunciava parole incomprensibili.</p>
<p>Tornata a casa, aveva trovato il marito in terra, morto stecchito, per essere caduto da un albero di gelso.</p>
<p>Insomma, i Pocapagliesi erano convinti che tutte le calamità che colpivano il paese avessero un&#8217;unica origine: la maledetta strega Micilina.</p>
<p>Si era levato così dal popolo superstizioso di allora un violento tumulto, tale da far intervenire le autorità civili e religiose, che le fecero un processo in cui Micilina confessò effettivamente le sue relazioni con le potenze infernali.</p>
<p>La strega venne quindi bruciata viva sul rogo, su un&#8217;altura tra due voragini a nord di Pocapaglia.</p>
<p>Ma in quel frangente si scoprì che Micilina aveva molte compagne tanto che, a giustizia fatta, iniziarono a vedersi strane apparizioni: chiocce disperse con miriadi di pulcini che stridevano come le lime di un fabbro, ragni giganti che grugnivano come maiali, branchi di montoni che sibilavano come serpi e forse, ancora oggi, lo spirito della stessa Micilina si incontra con le compagne, nelle lampeggianti notti tempestose, per celebrare con loro ridde selvagge e sfrenate.</p>
<p>Di fatto, mia nonna, che proveniva proprio da Pocapaglia, mi raccontava sempre che, quand&#8217;era bambina, il paese identificava come masca una donna considerata malvagia, che nessuno osava avvicinare. Giunta in punto di morte, la donna sembrava non riuscire ad esalare l&#8217;ultimo respiro: gridava, implorava, supplicava affinché qualcuno le tenesse la mano.</p>
<p>Pare che la tradizione insegnasse che una strega non potesse morire se non avesse passato le consegne ad un&#8217;altra persona e tutti sapevano che, chi l&#8217;avesse toccata, sarebbe diventato la nuova masca. Nessuno quindi l&#8217;avvicinava ma, in quel caso, la donna non avrebbe potuto morire. A quel punto, dopo mille arrovellamenti per risolvere la questione, si pensò di metterle in mano una scopa; così la strega morì e, dopo aver bruciato la scopa, si mise fine alla lunga generazione delle masche.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>La storia della masca Micilina è stata tramandata grazie ad un manoscritto del 1700 che si trova conservato, attualmente, nel museo della mia città.</p>
<p>Micilina stava per Michelina ed era una donna originaria di Barolo che era andata sposa ad un uomo di Pocapaglia. Trasferitasi nel paese del marito, era stata subito guardata con diffidenza in quanto forestiera.</p>
<p>Aveva poca voglia di lavorare e spesso si nascondeva per evitare gli ordini del marito che, quando infine la scovava, la riempiva di botte. Spesso lui si lamentava con i compaesani per le improvvise sparizioni della moglie e questo già le aveva favorito il soprannome di masca. Una serie di sfortunate circostanze, culminate nella caduta del marito dall&#8217;albero di gelso, avevano fatto sì che venisse presto accusata di stregoneria da quei superstiziosi e ignoranti compaesani.</p>
<p>Torturata in modo orribile, finì per confessare qualsiasi cosa le venisse chiesto, pur di far cessare il supplizio e, pertanto, fu effettivamente impiccata e bruciata sul rogo.</p>
<p><strong>A cura di Luigi D’U.</strong></p>
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<p><strong>Storia del bandito Delpero</strong></p>
<p><strong>&#8220;IL TERRORE DEL ROERO&#8221;</strong></p>
<p>Nel turbolento Piemonte, alla vigilia della Seconda Guerra d&#8217;Indipendenza, si svolge la breve disperata avventura di Francesco Delpero che evade dai lavori forzati di Genova dopo aver ucciso un sorvegliante: terrorizza con la sua banda il mandamento di Bra dove compie feroci rapine punteggiate da inutili crudeltà e disseminate di cadaveri di vecchi contadini, di ragazzini, di donne, persino di due carabinieri.</p>
<p>Catturato e processato, condannato a morte come colpevole di sette omicidi, Francesco Delpero, sulla forca ne confessa addirittura dodici: sarà ricordato nei racconti tradizionali della zona del Roero come un brigante che &#8220;rubava ai ricchi per dare ai poveri&#8221;, protagonista di una morte esemplare.</p>
<p><strong>A cura di Luigi D’U.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Racconto una storia di partenze verso l’Australia.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mia mamma mi ha raccontato di come mio nonno, nel 1992, si è trasferito in Australia.</p>
<p>Nel 1990 il nonno, che era professore di architettura al Politecnico di Torino, vinse un concorso per fare l’addetto scientifico dell’Ambasciata italiana. La destinazione era Giakarta, la capitale dell’Indonesia. Il nonno, allora, si trasferì per 2 anni in quella città. Durante quel periodo visitò molti stati dell’Asia e anche l’Australia che gli piacque molto. Al termine dei 2 anni, il nonno aveva raggiunto l’età per andare in pensione; a quel punto decise che da Giakarta avrebbe potuto trasferirsi</p>
<p>direttamente in Australia, il paese che gli era tanto piaciuto. Così mise in vendita la casa di Torino e si fece spedire da mia mamma i suoi libri e alcuni mobili. La mamma dovette vendere anche la macchina del nonno che se ne comprò una con la guida a destra.</p>
<p>Il nonno vive ancora là e viene a trovarci più o meno una volta all’anno.</p>
<p><strong>A cura di Leone A.</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Storia di arrivi e di partenze verso Detroit.</strong></p>
<p>La storia che vi sto per raccontare parla di due giovani emigranti oggi famosi che per inseguire i propri sogni e raggiungere il successo dovettero subire dieci anni di fatiche e spostamenti.</p>
<p>Vi sto infatti parlando di Federica Faiella e Massimo Scali, due pattinatori sul ghiaccio della specialità danza.</p>
<p>Federica e Massimo sono nativi della provincia romana, che lasciarono da ragazzini per Milano. Dopo un po’ di tempo, però, decisero di ripartire per migliorarsi inseguendo il sogno americano: fu così che si trasferirono a Detroit, non proprio la città più allegra del mondo…</p>
<p>Adesso si trovano di nuovo in mezzo ad un tiramolla di allenamenti e coreografie da svolgere tra Philadelphia, Milano e Detroit.</p>
<p>A tutti gli spostamenti che sono stati  loro necessari per migliorare le proprie prestazioni ed inseguire il sogno sul ghiaccio hanno dedicato un programma sulle musiche di Nino Rota , chiamato per l’appunto ’’gli emigranti’’, grazie al quale hanno conquistato un argento agli ultimi campionati europei ed un bronzo alla centesima edizione dei campionati mondiali svoltasi recentemente a Torino.</p>
<p>Dopo quest’ultimo meritato successo si concederanno finalmente un periodo di vacanza a Roma con le rispettive famiglie e gli amici più cari.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>A cura di Margherita M.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>LA STORIA DI UN FAGIOLO</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>C’era una volta,tanto tempo fa un fagiolo malvagio che veniva dalla Germania,fu creato da un miscuglio di:fagioli,acido,zampe di rana .Era un fagiolo con un carattere così malvagio ma così malvagio che tutti anzi tutto il mondo lo rifiutava. Lui da tanta rabbia,cominciò a vendicarsi degli umani…MANGIANDOSELI!!!!!!!Questo fagiolo fu inventato dai scienziati per salvare l’umanità dalla fame.</strong></p>
<p><strong>Ma un giorno i scienziati scoprirono chi uccideva i dipendenti,allora lo spedirono in Italia,ma il fagiolo mangiò tutti e tutto. Tutti provarono a sconfiggerlo ma lui era potentissimo , ma alla fine una squadra di coraggiosi guerrieri:Marco,Federico ,Gabbo e Luigi. Sconfissero il fagiolo grazie ad un miscuglio di:zampe di rana,ali di pipistrello e saliva di volpe e lo rispedirono in Germania. </strong></p>
<p><strong>Dopo vissero tutti felici e contenti.</strong> CREDO!!!!!!Ma non vi ho detto tutto, Fagiolo Cattivo aveva una fidanzata fagiolo che si chiamava Malincuore e, con lei aveva fatto ben 5 fagiolini piccolini ma talmente diabolici…. ma così tanto che uccisero la madre a morsi con i denti. Non si sa se i nostri eroi scopriranno questo mistero……..CONTINUA….</p>
<p><strong>A cura di Federico D’A.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>La storia di Pietro</strong></p>
<p>Pietro un bambino di 10 anni che viveva a Torino era alto,magro,i suoi capelli erano sempre spettinati, i suoi occhi erano marroni come un cerbiatto,ed era un bambino trasandato. Lui era molto triste perché tra una settimana doveva partire con suo padre a Londra in Inghilterra. Pietro non voleva partire perché si era molto affezionato a i sui amici e compagni di classe che conosceva da otto anni. Il  giorno della partenza il tempo era brutto e nuvoloso, la maggior parte delle persone che conosceva  erano molto infelici perché lui era altruista, educato, simpatico ed era anche un bambino con l&#8217;idee molto chiare infatti sapeva già cosa fare da grande:voleva fare il Dottore. Dopo dieci anni Pietro ritornò a  Torino per &#8211;finire l&#8217;università di medicina che aveva iniziato a Londra, nessuno si ricordava di lui perché era cambiato: aveva bellissimi capelli biondi e ordinati ,era muscoloso,vestiva con abiti ,firmati in confronto a prima che non gli importava niente,insomma era un bel ragazzo. Un giorno mentre passeggiava con la sua ragazza incontrò un suo vecchio amico. Carlo. I due si guardarono incuriositi e un secondo dopo nelle loro menti si ricordarono i bei momenti  della loro infanzia, da quel giorno la loro  amicizia  si rafforzò dato che si era interrotta dalla partenza di Pietro.</p>
<p><strong>A cura di Antonio Z.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Storie  di partenze  e di arrivi</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Questa è la storia di due bambine nate in un paesino della Calabria  nel 1944 che,  si chiamavano Anna e Antonietta. Erano sempre insieme a scuola, a giocare e a catechismo. Crescendo sempre unite si dicevano che non si sarebbero mai lascate. Però così non è stato; infatti  Antonietta  partì  con la sua famiglia per Torino e Anna, molto triste,dopo averla salutata restò da sola. A 19 anni Anna si sposa e con suo marito si trasferisce a Torino, felice anche con la speranza di ritrovare la sua amica Antonietta. Le due amiche non si videro mai. Un giorno dopo 45 anni in una via del centro Anna e Antonietta si ritrovarono. Si salutarono ed era come non si fossero mai lasciate. Erano ritornate ad essere le amiche di sempre, sempre insieme, questa volta con le rispettive famiglie. Passavano pomeriggi insieme a raccontarsi le loro vite. Questa bellissima amicizia ritrovata però, durò un anno, perché Antonella morì improvvisamente, lasciando nuovamente e  questa volta per sempre sia Anna che la sua famiglia. A cui restò il ricordo di una splendida persona.</p>
<p><strong>A cura di Giorgio A.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>LA STORIA DI BOCCA DI ROSA raccontata da Fabrizio De Andrè</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Quando scese alla stazione di Sant’Ilario, tutti capirono al volo che Bocca di Rosa non era una persona qualsiasi. Lei infatti era una donna che faceva l’amore per passione, senza occuparsi di sapere se i suoi compagni fossero sposati o meno.</p>
<p>Così, dopo poco tempo, le donne del paese si arrabbiarono contro di lei, proprio come “cagnette a cui avevano sottratto l’osso”.</p>
<p>In particolare, una vecchia, che non era mai stata sposata, nè aveva mai avuto figli, per rancore suggerì a tutte le altre di andare dalla Polizia.</p>
<p>Per questo motivo, la mattina dopo i poliziotti arrivarono a portar via Bocca di Rosa e ad accompagnarla – dispiaciuti – alla stazione. Lì ad aspettare a malincuore Bocca di Rosa c’era tutto il paese, c’era perfino “un cartello giallo con una scritta nera, diceva ‘addio Bocca di Rosa con te se ne parte la primavera’”.</p>
<p>Ma alla stazione successiva a quella dalla quale era partita, Bocca di Rosa trovò ad aspettarla molta più gente di quando era partita. Tra gli altri, c’era perfino il parrocco che la volle subito in processione cosicchè con la vergine in prima fila e Bocca di Rosa poco lontano – si può dire che il parroco – si portò a spasso per il paese l’amore sacro e l’amor profano.</p>
<p><strong>A cura di Clelia R.</strong></p>
<p><strong> *****</strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>SCUOLA MANZONI</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:06:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pasquale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL VIAGGIO D’ESTATE
(DESIRE’E, Classe 2°A, Scuola Primaria “A. Manzoni”)
 
Finalmente Agosto! È tempo di vacanze, così, come per non sprecare nessun minuto, tutte le valigie sono pronte per essere messe in macchina, si chiude il cofano e… via per un lungo viaggio!
Un viaggio verso una terra molto calda e soleggiata dove si può fare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">IL VIAGGIO D’ESTATE</p>
<p style="text-align: center;">(DESIRE’E, Classe 2°A, Scuola Primaria “A. Manzoni”)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Finalmente Agosto! È tempo di vacanze, così, come per non sprecare nessun minuto, tutte le valigie sono pronte per essere messe in macchina, si chiude il cofano e… via per un lungo viaggio!</p>
<p>Un viaggio verso una terra molto calda e soleggiata dove si può fare il bagno in un mare stupendo e limpido; una terra piena di paesi e luoghi ricchi di culture diverse, tradizioni alimentari inconfondibili, e sapori che deliziano naso e bocca!</p>
<p>Si attraversa tutto lo stivale guardando dal finestrino tante terre diverseche racchiudono altrettante culture interessanti ed altri sogni.</p>
<p>Quante soste e pennichelle: “Chi deve fare la pipì?”; e poi c’è chi deve bere, chi mangiare, chi si fa una bella passeggiata per sgranchire le gambe… e via! Si riparte perché la strada è molto lunga.</p>
<p>Le ore volano e la stanchezza si fa sentire; finalmente è notte e si attraversa lo Stretto di Messina con il traghetto dove si parcheggia l’auto. Dopo, tutti fuori velocemente sul ponte della nave ad osservare il mare ed aspettare che, all’orizzonte, compaia quella terra meravigliosa: la Sicilia!</p>
<p>Una Sicilia piena di luci della notte e dell’odore così famigliare che già ci rilassa e fa dimenticare le fatiche di un anno!</p>
<p>Si scende, poi, dalla nave e ci aspetta ancora qualche ora di viaggio per arrivare a marsala dove troveremo un’accoglienza calorosa, un letto pronto per il riposo e tanta serenità!</p>
<p>A destra si scorge uno spettacolo della natura così devastante da meravigliare i nostri occhi: un fiume rosso fuoco, zampilli di fiamme che escono da un cratere come fuochi d’artificio. Il vulcano dell’Etna ha deciso di svegliarsi e di mostrare tutta la sua potenza. Nella notte quel fiume di lava è uno spettacolo che lascia negli occhi meraviglia e stupore.</p>
<p>Anche questa visione la lasciamo alle nostre spalle ed il tempo vola finchè, quasi alle prime ore del mattino, il nostro viaggio arriva alla fine e, con grande gioia, abbracciamo le persone a noi care.</p>
<p>Sono loro ad offrirci quell’accoglienza che solo sa dare chi attende con impazienza. Si capisce che questa è la fine di un lungo viaggio che ci regalerà una meravigliosa vacanza di sole, mare ed allegria.</p>
<p>Buona vacanza a tutti!</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: center;">STORIA PAZZA DI UN VILLAGGIO</p>
<p style="text-align: center;">(GIORGIA, classe 2°A, scuola primaria “A. Manzoni”)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Questa è la storia pazza di un villaggio</p>
<p>che all’improvviso era diventato un po’ selvaggio</p>
<p>a causa di un autolavaggio</p>
<p>posizionato vicino ad un vecchio faggio.</p>
<p>Con un errato dosaggio di detersivo</p>
<p>procurava uno strano schiumaggio</p>
<p>che, invece di pulire, procurava alle carrozzerie delle auto</p>
<p>un notevole graffiaggio.</p>
<p>Un giorno, un vecchio saggio</p>
<p>che era in quei paraggi di passaggio</p>
<p>entrò in un bar per degustare della torta della casa un assaggio</p>
<p>e interrogò il paggio</p>
<p>che prima era addetto all’autolavaggio.</p>
<p>Il vecchio capì tutto e, detto fatto, cambiò il voltaggio,</p>
<p>come pure il ciclo di lavaggio.</p>
<p>Tutto si perfezionò</p>
<p>e le auto ritornarono tutte in fila</p>
<p>per farsi fare un “maquillaggio”</p>
<p>con annesso ingrassaggio.</p>
<p>La vita ritornò serena in quel villaggio.</p>
<p>Era veramente una bella giornata di maggio,</p>
<p>riscaldata dal sole col suo raggio.</p>
<p style="text-align: center;">STORIA DI UNA FAMIGLIA</p>
<p style="text-align: center;">(GIULIA U., classe 2°A, scuola primaria “A. Manzoni”)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>C’era una volta, tanto, tanto tempo fa, una famiglia di origine calabrese, più precisamente di un piccolo paese (Cotronei), aggrappato ai grandi e secolari pini della Sila, che un bel giorno si è divisa.</p>
<p>Infatti, le figlie della super bisnonna Nini si trasferiscono nel 1976 un po’ per studio, un po’ per altri motivi, a Torino, la mia, nostra, città.</p>
<p>Da qui ha inizio il secondo capitolo della storia della nostra famiglia.</p>
<p>Inizia così un andare e venire di treni che la nonna e il nonno Carmine, che purtroppo non hai mai conosciuto, fanno ogni anno in occasione delle feste. Quante valigie, scatole piene di dolci, salumi e un’infinità di regali che ci portano!</p>
<p>Intanto, la famiglia si allarga: siamo nati io e tuo zio André. Che belli!</p>
<p>Me li ricordo con tanta nostalgia i giorni in cui si andava ad aspettare i nonni alla stazione, zitti, zitti, e tutti imbacuccati nei nostri cappottini… e quanti abbracci quasi dolorosi per quanto sono pieni d’amore!</p>
<p>Tutto questo dura fino al 1989, quando i miei nonni bis, Giovannina (Nini) e Carmine decidono di trasferirsi e comprare una casa ad Alpignano per stare più vicini a noi.</p>
<p>Così gli anni passano e io e zio André cresciamo, e tra tante gioie e qualche dolore, finalmente la tua mamma e il tuo papà Junior danno la bellissima notizia: in autunno arriverà un altro componente prezioso e unico della famiglia: tu!</p>
<p>Così è stato il 3 ottobre 2002: arrivi tu e, da quel giorno ad oggi, noi tutti insieme stiamo contribuendo a creare le pagine per il terzo capitolo della nostra storia, ma questa volta toccherà a te … raccontare!</p>
<p style="text-align: center;">STORIA: SEPARAZIONE E RITORNO</p>
<p style="text-align: center;">(LORIS, Classe 2°A, Scuola Primaria “A. Manzoni”)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Un giorno due sorelle si separano; una delle due decide di andare a vivere al mare dal suo papà, l’altra rimane al paese con la sua mamma.</p>
<p>Le due sorelle sono molto legate tra loro e la separazione le rende tristi e molto infelici.</p>
<p>Quindi, i genitori per amore delle figlie si rimettono insieme e vivono tutti e quattro felici e contenti.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: center;">RACCONTO</p>
<p style="text-align: center;">(FRANCESCA, Classe 2°A, Scuola Primaria “A. Manzoni”)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L’anno scorso, a luglio, siamo andati con gli zii all’Acquario di Genova.</p>
<p>Siamo partiti di sabato mattina in treno.</p>
<p>Dopo essere arrivati a Genova abbiamo comprato la focaccia e fatto pranzo.</p>
<p>Siamo poi andati all’Acquario e l’abbiamo visitato.</p>
<p>Gli animali che mi sono piaciuti di più sono stati i delfini.</p>
<p>Poi abbiamo anche visitato la Città dei Ragazzi.</p>
<p>Siamo tornati a casa alla sera.</p>
<p>Ci siamo divertiti molto perché siamo stati insieme agli zii e alle mie cugine Eva e Sofia.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: center;">ORSOLEO IN CERCA DI UN GRANDE AMICO</p>
<p style="text-align: center;">(Maria Antonia, classe 2°A, suola primaria“A. Manzoni”)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Orsoleo oggi ha deciso di partire e prepara lo zaino.</p>
<p>Nello zaino mette il sacchettino della merenda e una lunga sciarpa di lana.</p>
<p>Orsoleo ha preso tutto.</p>
<p>Apre la porta di casa e parte.</p>
<p>Dove vuole andare Orsoleo? Vuole andare a cercare un grande amico.</p>
<p>“<em>Dove posso trovare un grande amico</em>?” pensa Orsoleo. “<em>Certamente in un posto molto grande</em>!”.</p>
<p>La campagna è un posto molto grande.</p>
<p>Orsoleo osserva, osserva ma vede solo una piccola farfalla.</p>
<p>“<em>Orsoleo, sono stanca di volare !!</em>”</p>
<p>“<em>Riposati sulla mia testa</em>” dice Orsoleo.</p>
<p>Anche il bosco è un posto molto grande e molto buio.</p>
<p>Orsoleo cerca, cerca, ma trova solo una cicala col violino.</p>
<p>“<em>Orsoleo, ho paura !!”</em> dice la cicala.</p>
<p>“<em>Entra nel mio zaino, sarai al sicuro</em>”.</p>
<p>Orsoleo cammina, cammina e trova un grande, grande lago. Orsoleo guarda, guarda, ma non vede nessun grande amico, solo un piccolo ranocchio.</p>
<p>“<em>Orsoleo, ho fame !!”</em> spiega il ranocchio.</p>
<p>“<em>Salta nello zaino, c’è il sacchetto della merenda</em>”.</p>
<p>Orsoleo viaggia, viaggia fino alla montagna.</p>
<p>“<em>Com’è alta! E com’è grande!”</em> esclama Orsoleo. “<em>E’ così grande che sicuramente ci abita un grande amico</em>”.</p>
<p>Sale, sale fin sulla cima. Lassù in alto c’è tanta neve ma nessun grande amico.</p>
<p>Però c’è un uccellino che trema.</p>
<p>“<em>Orsoleo, ho freddo!!</em>” si lamenta l’uccellino.</p>
<p>“<em>Vola nello zaino, c’è una lunga sciarpa di lana </em>”.</p>
<p>Adesso Orsoleo è molto stanco. Ritorna a casa e si siede sconsolato.</p>
<p>“<em>Ho camminato, camminato, camminato. Ma non ho trovato nessun grande amico</em>”.</p>
<p>Com’è triste Orsoleo! Poi Orsoleo annusa qualcosa nell’aria.</p>
<p>È il profumo dell’allegria.</p>
<p>C’è uno spettacolo a casa sua ! Cicala suona il violino, Farfalla balla, Ranocchio e Uccellino cantano una canzoncina.</p>
<p>La canzoncina fa così:</p>
<p><strong><em>“Grazie, grazie orsettino</em></strong></p>
<p><strong><em>sei prezioso,</em></strong></p>
<p><strong><em>sei carino.</em></strong></p>
<p><strong><em>Sei gentile e più non dico,</em></strong></p>
<p><strong><em>tu sei un vero, grande amico !!”</em></strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Orsoleo è felice! Ha trovato quel che cercava!</p>
<p>“Evviva, sono io il grande amico!”</p>
<p>Com’è allegro Orsoleo! Ma adesso cosa fa?</p>
<p>Orsoleo balla, balla, balla. Balla con Farfalla.</p>
<p>Che spettacolo eccezionale!</p>
<p>Poi viene notte. Tutto tace. Dal cielo la grossa luna tonda scende, scende, scende.</p>
<p>Scende fino alla casa di Orsoleo e dietro ai vetri sorride al grande amico.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: center;">LA STAGIONE ESTIVA A SEBBIA MARINA (CZ)</p>
<p style="text-align: center;">(JACOPO,Classe 2°A, Scuola Primaria “A. Manzoni”)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La storia raccontata a Jacopo riguarda la “stagione estiva” che feci a Sebbia Marina.</p>
<p>Si tratta della mia prima lunga esperienza lavorativa post-diploma.</p>
<p>Frequentando l’istituto Alberghiero era prassi, nel periodo estivo, mettere in pratica quanto appreso a scuola.</p>
<p>Così, con alcune compagne, riuscimmo a trovare questo lavoro e, nell’estate del 1988, ci recammo in treno a Sebbia Marina. I nostri genitori ci obbligarono ad effettuare il viaggio di giorno.</p>
<p>Partimmo al mattino presto dalla stazione di Porta Nuova ed attraversammo tutta l’Italia. Arrivammo in tarda serata a Lamezia Terme, dove ci attendeva il nostro maitre con il pulmino del villaggio.</p>
<p>Durante il viaggio si ruppe il nostro automezzo e fummo costretti ad attendere i “rinforzi”.</p>
<p>A notte fonda, finalmente, il lungo viaggio terminò ed ebbe inizio la nostra esperienza!</p>
<p>Fu un’esperienza bellissima perché potemmo conoscere molte persone ed approfondire molte delle cose studiate. Ovviamente fu anche molto faticoso: spesso dovevamo saltare i giorni di riposo e le giornate erano interminabili.</p>
<p>Il nostro gruppo era stato assunto per svolgere il lavoro di sala ed il servizio bar; a rotazione ci occupavamo del ristorante (sia di quello principale, sia di quello del mini-club e della spiaggia), come del servizio nei vari bar.</p>
<p>Nel poco tempo libero riuscivamo anche ad andare in spiaggia e la sera, con i colleghi della cucina, avevamo l’opportunità di spostarci in auto.</p>
<p>Finalmente, dopo tre mesi, ritornammo a casa, nella nostra Torino!</p>
<p>Così come per la partenza, anche per il ritorno, trovammo schierati, sul marciapiede del binario, i nostri cari ad attenderci.</p>
<p>In pochi minuti dimenticammo la fatica della stagione estiva e tutta la malinconia sofferta per la separazione. Scordammo il tempo passato a far la coda fuori dalla cabina telefonica per chiamare casa ed i pianti serali dettati anche dalla stanchezza.</p>
<p>Nel mio caso, poi, il rientro a casa fu coronato, pochi giorni dopo, dalla gioia di poter partecipare al concerto di Amnesty International.</p>
<p>Mi autoconvinsi che, dopo questa esperienza lavorativa, i miei genitori mi avrebbero considerato finalmente “grande”, ma pochi giorni dopo mi accorsi che non era così!</p>
<p>Il ritorno a casa fu, per me, il ritorno alla quotidianità, ma il ricordo di quell’estate resta indelebile nel cassetto dei bei ricordi.</p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;">UN VIAGGIO NEL DESERTO DEL SAHARA</p>
<p style="text-align: center;">(GIULIA D.V. e suo nonno, EUGENIO PACCHIOLI,Classe 2°A, Scuola Primaria “A. Manzoni”)</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Alcuni anni fa con dei miei amici ho percorso un lungo tratto a piedi nel Tassili’n Ajjer; partiti da Roma per Algeri, e poi in volo fino a Djanet, fummo accolti da un Tuareg di nome Djaba che, con una grande auto, un Toyota, ci portò nella valle dell’Essendilen, una valle tutta fiancheggiata da alte pareti di roccia a picco.</p>
<p>Un paesaggio bellissimo.</p>
<p>In fondo alla valle c’era una piccola “<em>guelfa”</em>, cioè un piccolo serbatoio d’acqua piovana dove i Tuareg portano i cammelli ad abbeverarsi.</p>
<p>Dopo Essendilen, a piedi, un lungo sentiero ci ha portati su un altopiano dove un vento teso sferzava le nostre facce. Abbiamo montato le tende per la notte nei pressi di un cipresso che aveva oltre 3500 anni!</p>
<p>Un cipresso isolato. Solo lui in quel deserto!</p>
<p>Il giorno dopo, di nuovo a piedi, abbiamo percorso un sentiero in mezzo ad alte rocce che avevano forme diversissime ma tutte assai belle. Ci sembrava di essere in un mondo fantastico e magico. Lì abbiamo montato di nuovo le tende. La notte era piena di stelle, a miliardi, ed il silenzio era assoluto… qualcosa di insolito, qualcosa che non si può dimenticare!</p>
<p>Un nuovo lungo percorso a piedi ci ha portati in una specie di villaggio di rocce piene di caverne, con forme e dimensioni diverse tra loro. Quel villaggio si chiamava Sefar, era vastissimo, e le caverne avevano disegni e graffiti alle pareti.</p>
<p>Gli uomini antichi che erano vissuti in queste caverne avevano disegnato animali e persone, scene di vita giornaliera e scene di caccia, insomma un vero quadro della vita di millenni fa).</p>
<p>Dopo Sefar, e dopo un lungo percorso a piedi nel vento, camminando a fatica, siamo arrivati ad Ali Demma, un’area immensa tutta piena di formazioni rocciose molto erose che davano l’idea di una città sconfinata. Le rocce parevano alti palazzi ed erano allineate ai fianchi di un immenso piano. E questo grande viale era, a sua volta, attraversato da identici enormi viali.</p>
<p>Insomma, Ali Demma sembrava una città con i suoi palazzi ed i suoi viali, ma… una città abbandonata. Sembrava un mondo strano e misterioso, fatti di silenzio e bellezza.</p>
<p>Era un paesaggio che attraeva per la sua bellezza ma era anche pericoloso perché era facile perdersi.</p>
<p>Io e i miei amici abbiamo camminato a lungo restando senza parole.</p>
<p>Le parole, infatti, avrebbero dato fastidio a quel paesaggio stupendo ed insolito.</p>
<p>Siamo scesi dall’altopiano.</p>
<p>Avevamo visto paesaggi bellissimi.</p>
<p>Li avremmo portati nel cuore.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: center;">IL MIO VIAGGIO A ROMA</p>
<p style="text-align: center;">(CHIARA,Classe 2°A, Scuola Primaria “A. Manzoni”)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Quest’estate, nel mese di agosto, sono andata con la mia famiglia a visitare Roma.</p>
<p>È stata una vera sorpresa! Non me l’aspettavo eppure era proprio vero: mamma e papà avevano proprio deciso di partire.</p>
<p>Abbiamo preso il treno, il “<em>Freccia Rossa</em>”, che andava molto veloce e, dopo circa sei ore, siamo arrivati a Roma.</p>
<p>Uscita dalla stazione mi sono guardata intorno e mi sembrava di sognare: tutto era bellissimo e molto grande e non mi sembrava vero di essere arrivata a Roma. Invece sì! Ero proprio a Roma!</p>
<p>Dopo essere arrivati in albergo, ci siamo preparati e siamo partiti per la visita della città.</p>
<p>Quanti pullman abbiamo preso!</p>
<p>Su e giù in continuazione, me era così divertente!</p>
<p>Quante cose abbiamo visitato!</p>
<p>Sono rimasta senza parole quando ho visto San Pietro, era così grande. Ci siamo trovati in mezzo alla piazza con mamma, papà e Stefano e guardavamo da tutte le parti, senza vederne la fine!</p>
<p>Quando è arrivato il momento di tornare a Torino ero molto triste, perché volevo rimanere in quella bellissima città; poi ho capito che era giusto tornare dai miei nonni, dai miei amici e riprendere la vita di sempre.</p>
<p>Forse un giorno, chissà, ci ritorneremo a Roma per un altro bel viaggio!</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: center;">IL VIAGGIO</p>
<p style="text-align: center;">(FRANCESCO, classe 2°A, scuola primaria “A. Manzoni”)</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ciao, sono Francesco e voglio raccontarvi il mio viaggio.</p>
<p>Un viaggio che ho fatto insieme ai miei genitori quest’anno nel mese di agosto a “Mirabella Imbaccari” in provincia di Catania.</p>
<p>Siamo andati a visitare questo posto perché è lì che è nata la mia mamma.</p>
<p>Io ero molto contento perché ho visto lo Stretto di Messina e tante navi da vicino.</p>
<p>Trascorrevo le giornate andando al mare, un mare azzurro, limpido e pulito.</p>
<p>Questo paese è poco popolato; infatti, quando uscivamo nel primo pomeriggio c’era poca gente, per non dire nessuno!</p>
<p>Mamma e papà mi hanno portato a visitare Caltagirone dove c’erano tanti mosaici, e Piazza Armerina, un paese visitato da molti turisti per i suoi scavi archeologici.</p>
<p>È stato un viaggio istruttivo per me, perché ho conosciuto usanze e costumi di un paese diverso dalla città in cui vivo.</p>
<p>La mia mamma era contenta perché dopo quindici anni ha rivisto il suo paese!</p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;">IL VIAGGIO</p>
<p style="text-align: center;">(DENNIS,Classe 2°A, Scuola Primaria “A. Manzoni”)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Lo scorso inverno sono andato in Romania con i miei genitori ed i miei parenti.</p>
<p>In Romania ho fatto visita ai nonni insieme con i miei cugini e, accompagnato da papà, sono andato sulla slitta. Come mi sono divertito!</p>
<p>Il ventiquattro di Dicembre, secondo la tradizione della Romania, ho fatto l’albero di Natale.</p>
<p>Sulla strada del ritorno mi sono fermato sulle montagne rumene per visitare tantissime città medioevali, compresa la città dove si trova il castello Brano!</p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;">LA SEPARAZIONE</p>
<p style="text-align: center;">(ANGELA,Classe 2°A, Scuola Primaria “A. Manzoni”)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Io sono Angela e frequento la seconda elementare.</p>
<p>Sono una bambina molto legata ai miei genitori.</p>
<p>Quando frequentavo la scuola materna mi sono separata per una settimana dalla mia mammina, che si chiama Girolama, perché lei era dovuta andare in gita ad Exilles con la mia sorellina Anna e con la scuola Manzoni.</p>
<p>Io ho trascorso questi giorni con la zia e con il papà che mi vogliono tanto bene.</p>
<p>Facevo finta di stare bene però il mio cuoricino era molto triste perché mi mancavano i baci, le coccole e gli abbracci, e anche il viso della mamma.</p>
<p>Quando la sera la mamma telefonava io non piangevo però i miei occhi diventavano lucidi e lacrimavano per la gioia di averla sentita.<br />
 Io non voglio più separarmi dalla mamma perché le voglio tanto bene e mi rende sempre felice, anche se ogni tanto la faccio arrabbiare.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		</item>
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		<title>PENSIERI D&#8217;ITALIA</title>
		<link>http://www.favolefilosofiche.com/?p=1103</link>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 21:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pasquale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[PENSIERI D’ITALIA
I PENSIERI DI CALDERARA DI RENO, 20 marzo 2009
STARE DA SOLI È BELLO?


“Da soli si possono fare giochi diversi.”
“Da solo fai quello che ti pare senza che nessuno ti intralci.”
“Se stai da solo puoi stare con i tuoi pensieri.”
NOI ITALIANI SIAMO UNITI?
“Io non parlo bene l’italiano, non so se posso partecipare.”
“Le differenze ci dividono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: xx-large;"><span style="color: #ff6600;">PENSIERI D’ITALIA</span></span></p>
<p><strong>I PENSIERI DI CALDERARA DI RENO, 20 marzo 2009</strong></p>
<address>STARE DA SOLI È BELLO?</address>
<address></address>
<address></address>
<address>“Da soli si possono fare giochi diversi.”</address>
<address>“Da solo fai quello che ti pare senza che nessuno ti intralci.”</address>
<address>“Se stai da solo puoi stare con i tuoi pensieri.”</address>
<address>NOI ITALIANI SIAMO UNITI?</address>
<address>“Io non parlo bene l’italiano, non so se posso partecipare.”</address>
<address>“Le differenze ci dividono ma ci uniscono anche.”</address>
<address>“Ci uniscono le nostre qualità, come siamo fatti.”</address>
<address>“Ci dividono pensieri diversi.”</address>
<address>“Ci unisce l’amicizia.”</address>
<address></address>
<address><em></em></address>
<p><strong>OLGIATE OLONA (VA), 04 marzo 2009</strong></p>
<address>È MEGLIO RESTARE UNITI O STARE DA SOLI?</address>
<address>“Quando si uniscono le classi ci si diverte di più.”</address>
<address>“Da soli non si possono fare tante cose come in gruppo.”</address>
<address>“L’unione fa la forza!”</address>
<address></address>
<address>MA IL PROVERBIO NON DICE ANCHE CHE “CHI FA DA SÉ FA PER TRE” E CHE”MEGLIO SOLI CHE MALE ACCOMPAGNATI”?</address>
<address>“Io, a volte, sto da solo per fare un gioco che in gruppo non si può fare.”</address>
<address>“Io da sola sto più tranquilla.”</address>
<address>“Io a volte sto da solo perché stare sempre con mio fratello… m’infastidisce.”</address>
<address></address>
<address>GLI ITALIANI SONO UNITI? COSA CI UNISCE O DIVIDE?</address>
<address>“Gli Stati Uniti.”</address>
<address>“La lingua ci unisce.”</address>
<address>“La città. Le città uniscono le persone, quindi le città italiane uniscono gli italiani.”</address>
<address>“Però la lontananza delle città ci divide.”</address>
<address>“Se non ci si conosce non si può essere uniti.”</address>
<address>“Alcuni arrivano da altre nazioni e parlano lingue diverse.”</address>
<address>“Le case ci dividono, perché ci separano.”</address>
<address><strong><em></em></strong></address>
<address></address>
<p><strong>PENSIERI DI GALLARATE (VA), 03 marzo 2009</strong></p>
<address>COSA UNISCE O DIVIDE UN GRUPPO?</address>
<address>“Lo sport divide, perché quando gioco con la mia squadra gioco contro gli altri.”</address>
<address>“Io mi sento unito al mio gruppo di amici di cui condivido le opinioni.”</address>
<address></address>
<address>GLI ITALIANI SONO UNITI O DIVISI?</address>
<address>“Opinioni diverse dividono gli Italiani.”</address>
<address>“Ci divide il tifo sportivo.”</address>
<address>“Ci divide la religione.”</address>
<address>“L’Italia è divisa tra Nord e Sud.”</address>
<address></address>
<address>COSA DIVIDE IL NORD ITALIA DAL SUD ITALIA?</address>
<address>“La cultura è diversa.”</address>
<address>“Il modo di parlare ci divide.”</address>
<address>“Ci divide la diversa cucina.”</address>
<address>“Abbiamo diverse abitudini e modi di fare che ci dividono.”</address>
<address>“Abbiamo un carattere diverso.”</address>
<p><strong><em></em></strong><strong>PENSIERI DI NAPOLI, 26-27 gennaio 2009</strong></p>
<address>PERCHE’ E’ BELLO ESSERE UNITI?<br />
 “Per avere tanti amici.”<br />
 “Quando hai tanti amici puoi comunicare e questo ti dà la forza di crescere.”<br />
 “Più si sta insieme e più si imparano cose dagli altri, perché ognuno ha le sue capacità.”<br />
 “Però spesso ci si divide tra maschi è femmine proprio perché si hanno interessi differenti.”</address>
<address>GLI ITALIANI SONO UNITI?<br />
 “E’ difficile essere uniti perché l’Italia è molto complessa.”<br />
 <em>Per esempio, ci hanno detto che nord e sud sono divisi perché si ragiona in maniera diversa.</em><br />
 “Tutti ragioniamo in maniera diversa, perché siamo tutti diversi e ognuno ha una suo pensiero o una sua opinione”<br />
 “Però siamo anche tutti esseri umani e siamo tutti uguali.”<br />
 “Essere diversi a volte unisce.”<br />
 “Però quando si parlano lingue diverse è difficile sentirsi uniti.”<br />
 “Per questo c’è la scuola che ci aiuta ad imparare l’italiano e questo ci unisce come Italiani.”<br />
 “Noi di Scampia ci sentiamo abbandonati a noi stessi.”<br />
 “Noi ci sentiamo più di Scampia che Italiani.”<br />
 “Quelli della camorra dividono gli Italiani, perché vogliono stare solo tra di loro e fare solo i propri interessi.”</address>
<p><strong>PENSIERI DI LECCE, 24-25 gennaio 2009</strong></p>
<address>LA CLASSE<br />
 ” I banchi ci dividono.”<br />
 “… e siamo divisi anche tra maschi e femmine.”<br />
 “Per questo i maschi hanno il grembiule di colore diverso da quello delle femmine.”<br />
 “Spesso anche fuori da scuola i vestiti ci dividono tra chi si puo permettere le cose firmate e chi no.”<br />
 “Un’altra cosa che a scuola ci divide sono i voti.”<br />
 “Chi usa i pugni e la violenza divide la classe”</address>
<address>L’ITALIA<br />
 “Gli italiani sono uniti dalla passione per il calcio”<br />
 “Però a volte tifare per due squadre diverse ti fa litigare”<br />
 “La religione divide”<br />
 “Ci divide l’odio, il razzismo.”<br />
 “L’amore, invece, ci unisce.”<br />
 “Il legame tra i nostri cuori.”<br />
 “Noi Italiani siamo uniti perché siamo uno Stato.”<br />
 “Siamo uniti dalle nostre leggi.”<br />
 “Però non tutti le rispettano: Il telegiornale è pieno di brutte notizie.”</address>
<p><strong>PENSIERI DI MIRA (VE) , 20-21 gennaio 2009</strong></p>
<address>COSA “DIVIDE” LE PERSONE?<br />
 “Avere gusti differenti”<br />
 “Ma anche tutti i tipi di diversità”<br />
 “Ma anche se siamo diversi si può stare insieme lo stesso”<br />
 “Quando si ritiene che gli altri sono diversi non gli si vuole bene alla stessa maniera.<br />
 “Anche con le persone diverse da noi si può essere amici. Si possono creare sempre<br />
 nuove amicizie”<br />
 “Quando si litiga ci si allontana, ci si divide”<br />
 “E’ il litigio che divide”<br />
 “Da piccole noi litigavamo sempre, però siamo rimaste amiche”<br />
 “Anche i nostri genitori litigano, ma questo non gli impedisce di restare uniti”<br />
 “Invece giocare insieme unisce le persone”<br />
 “A volte, ciò che divide sono i dubbi che si hanno”<br />
 “Il dubbio può riguardare quel che si farà da grandi …”<br />
 “…ma anche facendo cose diverse ci si potrà comunque incontrare”<br />
 “Si, ci si può anche rincontrare, però, di solito, non rimane nulla…”<br />
 “Ciò che divide è il sospetto, la paura…<br />
 “Se non ci si fida si prendono le distanze…”<br />
 ” Se si dubita dell’ amicizia è perché non si è più amici”</address>
<address>GLI ITALIANI SONO UNITI?<br />
 “L’Italia è divisa da Nord – Sud – Est- Ovest”<br />
 “La crisi divide l’Italia in poveri e in ricchi”<br />
 “E’ chi governa che divide l’Italia, perché non vanno mai d’accordo.”</address>
<p><strong>PENSIERI DI BIBBIANO (RE), 19 dicembre 2008</strong></p>
<address>“Se c’è amicizia ci si aiuta.”<br />
 “Stiamo con gli amici perché ciò ci procura piacere e quindi non li cerchiamo solo perché ci sono utili.”<br />
 “Non è bello essere soli. Però stare da soli aiuta a riflettere.”<br />
 “Insieme si fanno più cose; si fanno un mucchio di cose.”<br />
 “Nei gruppi c’è sempre qualcuno che non è sincero.”</address>
<address>GLI ITALIANI SONO UNITI?<br />
 “Gli italiani sono uniti come nazione, ma non tutti gli italiani sono amici.”<br />
 “Anche in Italia si pensa in maniera diversa e questo fatto divide le persone.”<br />
 “Ci sono molti razzisti in Italia, e il razzismo divide.”<br />
 “I soldi dividono gli italiani: li distinguono tra ricchi e poveri.”<br />
 “Questa divisione mette paura. E la paura divide.”</address>
<p><strong>PENSIERI DI CUNEO, 17 dicembre 2008</strong></p>
<address>“La politica divide; divide nelle menti.”<br />
 “La mancanza d’ acqua divide.”<br />
 “Insieme si può fare tutto.”<br />
 “Tutti abbiamo qualcuno con cui stiamo meglio.”<br />
 “Non sempre abbiamo bisogno degli altri, ma insieme possiamo divertirci e tenerci compagnia.”</address>
<p><strong>PENSIERI DI RIMINI, 5 dicembre 2008</strong></p>
<address>“Siamo uniti quando siamo amici e ci aiutiamo a vicenda.”<br />
 “Tuttavia solo alcune amicizie sono vere, mentre altre non valgono nulla.”<br />
 “Se un’ amicizia è grande, ci si può fidare degli amici.”<br />
 “Bisognerebbe essere fiduciosi nei confronti di tutti.”<br />
 “Qualcuno però dice: “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”.<br />
 “Forse questo pensiero nasce dal fatto che alcuni non meritano la fiducia e non vogliono cambiare, anche se, a volte, si aiutano le persone a cambiare proprio quando gli si dà fiducia.”<br />
 “Alcuni uomini cattivi non danno fiducia e vogliono fare tutto da soli.”<br />
 “Per affrontare le cose difficili è importante avere qualcuno che ti sta accanto.”<br />
 “La storia raccontata ci dice che a volte è meglio non cambiare.”</address>
<address>GLI ITALIANI SONO UNITI?<br />
 “Se hai una faccia diversa dalla mia ti meno, così fanno alcuni.”<br />
 “Se si sta uniti si riesce sempre ad andare da qualche parte.”<br />
 “L’ amicizia non si compra, si fa.”<br />
 “Non bisognerebbe litigare mai con nessuno.”</address>
<p><strong>I PENSIERI DI TURATE (MI), 9 dicembre 2008</strong></p>
<address>LA CLASSE<br />
 “La nostra classe non è un gruppo unito per colpa delle differenze tra maschi e femmine.”<br />
 “Anche le differenze di età impediscono l’unità del gruppo.”<br />
 “Non è vero niente. Io ho molti amiche ma ho anche molti amici maschi. Diverse mie amiche sono più grandi di me, ma questo non impedisce di sentirmi unita anche a tutti gli altri amici.”<br />
 “Secondo me il gruppo può essere diviso dalle differenze di colore della pelle.”<br />
 “Io dico che a dividere sono gli atteggiamenti di chi prende in giro, magari in modo volgare, quelli che hanno delle differenze fisiche. Chessò: le orecchie a sventola, per esempio.”<br />
 “Anche i bulli dividono il gruppo.”<br />
 “Secondo me, invece, le divisioni del gruppo sono causate spesso dalle differenze di classe sociale. “<br />
 “Si ma sono i nostri comportamenti a dividere. Quando non siamo uniti è perché mettiamo in contrasto i nostri diversi comportamenti, scegliendo lo scontro invece del confronto.”<br />
 “Però è anche giusto così, perché in un gruppo si può anche pensare diversamente dagli altri.”<br />
 “Sì, i pensieri diversi dal nostro sono un arricchimento.”<br />
 “A volte è anche giusto staccarsi dal gruppo.”<br />
 “Però il gruppo dovrebbe aiutare chi è isolato a rientrare e a sentirsi comunque uniti.”<br />
 “Spesso, chi si isola, è solo perché è timido.”</address>
<address>ITALIA<br />
 “L’Italia è divisa fra Nord e Sud.”<br />
 “Quelli del Sud hanno pensieri diversi, pensano diversamente da noi.”<br />
 “Si dice che i meridionali sono ladri e bugiardi.”<br />
 “Si dice vuol dire che tutti dicono la stessa cosa, perché siamo portati a dire quello che dice il gruppo.”<br />
 “Uno per far parte del gruppo dice quello che dice il gruppo.”</address>
<p><strong>I PENSIERI DI MONCALIERI (TO), 11 dicembre 2008</strong></p>
<address>“La famiglia è un gruppo unito”<br />
 “Flora e fauna sono un gruppo di cui facciamo parte.”<br />
 “Facciamo tutti parte del mondo, quindi il mondo è un gruppo.”</address>
<address>NATURA<br />
 Cerchiamo di conoscere meglio il “Gruppo Flora e Fauna”, che per semplicità chiameremo Gruppo Natura. È un gruppo unito?<br />
 “C’è il gruppo WWF che aiuta a tenerci uniti alla natura.”<br />
 “Forse la Natura è un gruppo diviso in prede e predatori.”<br />
 “Chi inquina divide il gruppo.”<br />
 “Anche chi disbosca o provoca incendi.”<br />
 “Si divide la Natura quando si uccidono gli animali per la pelliccia o per il bracconaggio.”</address>
<address>Possiamo fare qualcosa per salvare l’unità del nostro Gruppo Natura?<br />
 “Possiamo riciclare i materiali”<br />
 “Possiamo cercare un equilibrio. Per esempio cercando di usare meno i macchinari delle fabbriche e cercando di convincere chi inquina a rinunciare in parte al suo interesse.”<br />
 “Possiamo convincere la gente ad andare in bici quando deve fare pochi chilometri.”<br />
 “Possiamo convincere chi inquina a trovare il guadagno anche senza inquinare.”<br />
 “Bisogna farli ragionare, perché il primo guadagno è la salute.”<br />
 “Devono capire che se insistono, l’essere umano sparisce.”<br />
 “Bisogna dirgli di non fumare, perché il fumo uccide.”<br />
 “Bisogna dirgli che il buco dell’ozono danneggia anche loro.”<br />
 “Ma per convincere tanta gente dovremmo essere di più e dovremmo essere più uniti.”<br />
 “Dovremmo aiutarci tutti.”</address>
<address>Abbiamo detto che il Gruppo Natura dovrebbe essere più unito. Facciamo un esempio: i”nudisti” possiamo dire che sono un gruppo di persone che ama la Natura. Visto che noi amiamo la natura dobbiamo anche noi essere nudisti?<br />
 “Senza costume non ci sarebbero le fabbriche di costumi che inquinano.”<br />
 “Gli altri animali non hanno il costume e sono più liberi”<br />
 “Però non vale: il lupo almeno ha il pelo!”</address>
<address>Ma se io mi vergogno? Sono fuori dal gruppo Natura?<br />
 “Anche qui bisogna trovare un equilibrio: si possono creare degli spazi per chi vuole il costume anche se inquina e degli spazi per i nudisti.”<br />
 “Io dico che va bene la Natura, ma bisogna anche lavorare per vivere.”</address>
<address>ITALIA<br />
 “Mia sorella vorrebbe essere Americana e vuole andare a studiare in America.”<br />
 “Anche mia madre vorrebbe andare a vivere in Africa, ma si sente anche italiana.”<br />
 “È unito perché inquinano tutti.”<br />
 “Siamo divisi dalla lingua ma uniti dalle città.”<br />
 “Parliamo lingue diverse, ma ci unisce l’affetto.”<br />
 “Ci unisce il fatto che a differenza di altri paesi noi italiani non mangiamo con le mani.”<br />
 “Non ci sono due teste che ragionano nello stesso modo. Ma anche nel resto del mondo.”<br />
 “La mafia ci divide.”<br />
 “Gli immigrati che vengono qui hanno un’altra lingua e questo ci divide.”<br />
 “Anche la religione ci divide.”<br />
 “Dovremmo accogliere gli immigrati e aiutarli, perché se sono qui è perché hanno delle difficoltà e noi gliene aggiungiamo delle altre. Dobbiamo invece aiutarli ad abituarsi alle nostre regole.”<br />
 “Tutti i giorni accade che un immigrato per migliorare la propria vita uccide degli italiani. L’ho sentito al tg.”</address>
<p><strong>I PENSIERI DI ANCONA 5, novembre, 2008</strong></p>
<address>LA CLASSE<br />
 “La nostra classe è divisa perché ci si prende in giro e non ci si rispetta.”<br />
 ” … e anche perché a volte non si va d’accordo, per esempio tra maschi e femmine.”<br />
 “Noi non siamo uniti perché non ci conosciamo ancora bene.”<br />
 “Invece noi siamo uniti perché chiacchieriamo molto; e la chiacchiera unisce.”<br />
 “Ci sentiamo uniti anche quando protestiamo insieme contro un’ingiustizia.”</address>
<address>L’ITALIA<br />
 “Il nostro paese non è unito. Lo dividono i partiti.”<br />
 “Anche il problema dell’immondizia di Napoli è un segno che il nostro paese è diviso.”<br />
 “Io vorrei aiutarli, perché vedere una città in quelle condizioni fa orrore”<br />
 “Siamo divisi dal razzismo; bisognerebbe combatterlo.”<br />
 “Siamo divisi anche perché c’è molta gente che truffa.”<br />
 “L’italia è unita dalla lingua.”<br />
 “E anche dalle leggi.”<br />
 “Anche quando abbiamo fatto la guerra ci siamo uniti.”<br />
 “… ma le guerre dividono.”</address>
<p><strong>I PENSIERI DI CASTIGLIONE IN TEVERINA 3, novembre, 2008</strong></p>
<address>IL GRUPPO<br />
 Vitaliy dice: “Lo Stato è un gruppo in cui ci si sente uniti”.<br />
 Alla domanda: “Ma tu ti senti italiano?”<br />
 Vitaliy risponde deciso: “Sì.”<br />
 Scatta un applauso.<br />
 Poco dopo Vitaliy interviene di nuovo e dice: “Anche se sei lontano dal tuo gruppo o, peggio, ti hanno cacciato, nel cuore senti comunque di farne parte…”<br />
 “Nella classe è facile che si formino diversi gruppi, a causa delle diversità e della differente maniera di pensare…”<br />
 “In gruppo il fatto che ci siano persone che la pensano in maniera diversa è positivo, perché a volte il parere degli altri è migliore del mio.”<br />
 “In gruppo è più facile procurarsi da mangiare.”<br />
 “In gruppo è più facile diventare amici e conoscersi.”<br />
 “Il gruppo può portarti sulla cattiva strada”<br />
 “L’unione fa la forza!”<br />
 “L’unione è importante, perché stando uniti ci si può aiutare.”</address>
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		<title>spazio adulti</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 15:24:13 +0000</pubDate>
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		<title>carta identità</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 21:03:14 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Che cos’è l’identità? è tutto ciò che ti rappresenta e che permette ai tuoi amici di riconoscerti e di considerarti unico o unica. L’identità può essere data da aspetti  esteriori:  come sei fatto, <strong>il colore dei tuoi capelli</strong>, dei tuoi occhi, se sei alto, se sei magra, sei hai<strong> le lentiggini o le trecce</strong>, se hai le dita lunghe o <strong>i piedoni</strong>.</p>
<p>L’identità però non è solo questo, anzi a costruire la tua identità ci pensa anche il tuo carattere, i tuoi gusti, le tue preferenze. Anche il tuo nome ti da un’identità o no?<br />
Costruisci la tua carta di indentità: come sei o come immagini di diventare da grande! Oppure semplicemente inventa nuovi personaggi con nuove identità&#8230;</p>
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		<dc:creator>Monica</dc:creator>
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